L’ultimo saluto a Bernardi esperto di storia celanese

L’ex dipendente dell’Ente Fucino aveva 94 anni. Era amante di musica e pittura Viveva ad Avezzano. La scorsa estate aveva presentato un libro sul dialetto
CELANO. Celano dà l’addio a Mario Bernardi, esperto di storia locale. Il 94enne si è spento venerdì sera all’ospedale di Avezzano stretto dall’affetto della moglie Antonietta Venditti e dei tre figli Mariliana (Lalla), farmacista, Bruno, ingenere, e Mariella,dipendente dell’Ingv di Roma. Appassionato di storia, di dialetto e di tradizioni locali, Bernardi, era il figlio dello storico maestro di scuola Filippo. Da ragazzo aveva lasciato Celano per trasferirsi ad Avezzano dove aveva iniziato a lavorare per l’Ente Fucino, poi diventato Arssa. Nonostante gli impegni lavorativi e familiari non aveva mai smesso di coltivare le sue passioni. Come pittore aveva esposto in numerose mostre le sue opere, come musicista, violinista e compositore aveva animato tante serenate a Celano insieme alla sua orchestrina. Una volta in pensione spesso fuggiva da Avezzano per rifugiarsi nella sua storica tenuta di Celano il “Casino Bernardi” dove si intratteneva in serate con amici e familiari all’insegna della musica e dei ricordi. «Ha sempre avuto la famiglia come punto fermo della sua vita», ha spiegato la figlia Mariella, «era un osservatore attento a tutti gli aspetti della vita, sia culturali sia di attualità. Resta sicuramente di lui il ricordo di “uomo per bene”, amato, stimato da tutti coloro che lo hanno conosciuto e apprezzato». La camera ardente allestita ieri nella casa funeraria Rossi di via Nuova ad Avezzano resta aperta anche oggi dalle 10 alle 14.30. I funerali saranno celebrati questo pomeriggio, alle 15, nella chiesa parrocchiale di San Rocco ad Avezzano. Subito dopo ci sarà la sepoltura nel cimitero di Celano. «Ci siamo rincontrati un mese e mezzo fa in piazza a Celano, lui viveva di celanesità», ha raccontato Abramo Frigioni, ex dirigente scolastico e attuale presidente dell’associazione culturale “Una storia… tante storie", «eravamo io, lui e la figlia e poi si sono arrivati altri amici. Improvvisamente mentre parlavamo di una sua composizione ci siamo messi a cantare, è stato un momento indimenticabile. Stavamo già programmando un incontro per quest’estate che doveva seguire a quello dello scorso anno quando presentammo ad agosto il libro “Celano dialetto e vita d'altri tempi”, l’ultimo regalo che ha fatto alla sua città natale. Un libro per celebrare il dialetto celanese che “si scrive come si parla” come lui diceva, un libro dove si è impegnato a redigere una vera e propria grammatica della parlata celanese».
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