L’ultimo saluto del papà: «Ti chiamavano Baggio»

Toccante cerimonia ai funerali di Iafolla, sulla bara la maglia del Paterno calcio Dall’altare messaggi delle amiche di Villalago e dei professori dello Scientifico
AVEZZANO. «Chi era Filippo? Era un ragazzo di belle speranze e di tante prospettive, che mentre volava nel cielo romano è stato colpito da un fulmine che gli ha spezzato le ali». Il momento più commovente nel giorno dell’ultimo saluto a Filippo Iafolla, il 19enne morto per un malore mentre era alla facoltà di Ingegneria della Sapienza di Roma, è stato quando il padre, Marco, lo ha ricordato dall’altare della chiesa dell’Immacolata di Antrosano. Sorretto dal nipote Pierluigi Di Stefano, Iafolla ha ricordato anche la passione che suo figlio aveva per il calcio. «Ha iniziato a giocare quando aveva appena due anni, quando nel giardino a San Donato tirava il pallone con zio Alfredo» ha detto davanti alla bara su cui la squadra del Paterno ha lasciato la maglia con la fascia rossa del capitano, «più grande, sulla spiaggia di Montesilvano, il bagnino ti chiamava Baggio. Avevi un carattere introverso, eri deciso, schietto e non ti sei mai piegato a compromessi. Ma nel profondo eri buono e generoso con gli altri». Il padre del giovane ha ringraziato anche il personale del Policlinico Umberto I di Roma, dove il 19enne è stato portato dopo che si è sentito male, e poi «quel signore sconosciuto, che tanto si è preoccupato per Filippo e non l’ha lasciato solo nemmeno in ospedale». Don Aldo Antonelli ha celebrato la cerimonia affiancato dai sacerdoti di San Donato, frazione di Tagliacozzo e Villalago, paesi d’origine dei genitori del 19enne. Proprio ai genitori, Marco e Rossana, e al fratello Giacomo, il prete ha consegnato le copie del “Canto spirituale” di Joan Maragall, tradotto da Eugenio Montale, letto poco prima dall’altare: “Tu sei, lo so; ma dove, chi può dirlo? In me ti rassomiglia ciò che vedo... Lasciame creder dunque che sei qui. E quando verrà l’ora del timore che chiuderà questi miei occhi umani, aprimene, Signore, altri più grandi per contemplare la tua immensa face, e la morte mi sia un più grande nascere”. Alla fine della cerimonia un ricordo anche di due insegnanti del Liceo Scientifico Pollione di Avezzano e di alcune amiche di Villalago. «Nessuno di noi dimenticherà tutto quello che abbiamo fatto insieme» hanno detto le giovani «eri e resterai sempre un grande».
Magda Tirabassi
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