L’università è sempre più in affanno

21 Luglio 2015

Nella classifica del Sole 24 ore è al 53esimo posto su 61 atenei. Ci sono però parametri positivi che fanno ben sperare

L’AQUILA. Che l’ateneo aquilano stia vivendo uno dei periodi più delicati e controversi dalla sua fondazione è un dato di fatto. La fotografia annuale fornita dalle classifiche del Sole 24 ore certifica una serie di indicatori che vedono l’università in affanno rispetto ai parametri strutturali. Vuoi per le difficoltà direttamente o indirettamente collegate al sisma, vuoi per la fine delle esenzioni delle tasse accademiche, vuoi per una città quasi del tutto carente di servizi allo studente, gli uffici di via Di Vincenzo si sono trovati ad affrontare una serie di difficoltà e nodi da sciogliere che portano l’ateneo al 53esimo posto (su 61 atenei) in una classifica generale basata per il 50% sulla didattica e per un altro 50% sulla ricerca.

Dispersione. Il capoluogo, si trova al 58esimo posto per la dispersione, un valore in percentuale di immatricolati che si reiscrivono al secondo anno nello stesso ateneo. Un dato, decisamente influenzato dal ritorno delle tasse accademiche. Percentuale di dispersione relativamente alta anche a Teramo, che si trova al 53simo posto, e Chieti-Pescara (41esimo). I dati raccolti da Gianni Trovati sono frutto di ricerche e istanze individuate direttamente negli atenei (che riguardano immatricolati, docenti, stage formativi, erogazioni di borse di studio, mobilità), dei giudizi ottenuti nella valutazione dell'Agenzia nazionale di valutazione del sistema universitario e della ricerca (Anvur) e del grado di soddisfazione dei laureandi. La classifica generale è frutto della media dei dodici criteri di valutazione.

Ricerca. L’ateneo aquilano ottiene risultati fortemente negativi nella ricerca: 53esimo nei giudizi ottenuti dai prodotti di ricerca nella valutazione Anvur; 56esimo per capacità di attrazione di risorse per progetti di ricerca; e 51esimo nei giudizi ottenuti dall'alta formazione, sempre in base alla valutazione Anvur. Altri indicatori negativi sono quelli relativi alla mobilità (42esimo posto), cioè la percentuale di crediti ottenuti all’estero sul totale.

Sostenibilità della didattica. Forse il nodo più importante è legato alla sostenibilità della didattica, il numero medio di docenti di ruolo nelle materie di base. L’Aquila occupa il 60° posto, cioè il penultimo tra le statali. Un valore espresso in funzione dei corsi di studio attivati. «Il punto è proprio questo», dice la rettrice Paola Inverardi, «la nostra università conta 65 corsi di laurea, contro i 56 della d’Annunzio che ha un centinaio di docenti in più. La politica portata avanti sino ad ora è stata quella di puntare sulla quantità dell’offerta, con corsi assortiti volti ad attirare quanti più studenti possibili. Abbiamo proposto un’inversione di tendenza, puntando a incentivare la qualità dell’offerta formativa e le critiche sono state molte, anche solo alla possibilità di introdurre un numero programmato in alcuni dipartimenti. Non credo sarà facile ridurre o accorpare dei corsi di laurea, ma questo non può che avere delle ripercussioni sulla sostenibilità della didattica».

I punti di luce. L'Aquila spicca per attrattività (percentuale di immatricolati fuori regione sul totale degli immatricolati, nono posto), stage (percentuale di crediti ottenuti in stage sul totale, quarto posto), borse di studio (il 100% degli idonei percepisce il sostengo) e giudizio dei laureandi sui corsi di studio (14esimo posto). «Si tratta di fattori positivi senza dubbio», commenta la rettrice «considerando anche che parametri, come la ricerca, sono legati a fattori che non si cambiano in pochi mesi».

Fabio Iuliano

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