L’urlo dei negozianti: «Corso della Libertà sempre più in agonia»

Di Pasquale del Comitato: «Manca lungimiranza politica, scarsi servizi e ricadute pesantissime con la pista ciclabile»
AVEZZANO. Fino a qualche anno fa c’erano il negozio di sport, un’erboristeria e la gelateria. Ora per metri e metri si cammina tra le luci spente delle vetrine e i manifesti delle svendite per cessazione attività, ormai ingialliti. Una delle strade più importanti della città, quella che collega piazza Risorgimento con il piazzale della stazione ferroviaria, porta per chi arriva in treno o in bus, è il simbolo del declino commerciale di Avezzano. Tanti negozi hanno chiuso negli anni e sono rimasti sfitti. Altri resistono a stento. Qualcuno si sta trasferendo. Ma che cosa accade e perché?
VETRINE BUIE
Partendo dai giardini di piazza Matteotti, il chiosco e l’edicola sono chiusi. Fino a piazza Risorgimento, di sera, le vetrine illuminate sono una rarità. Due bar sono chiusi da tempo. La storica libreria “La Sorgente”, dopo una fase di ridimensionamento, si prepara a trasferirsi in una zona diversa della città. Andando avanti la situazione non cambia. Resistono la torrefazione, una scuola guida, la pizzeria e dei negozi di abbigliamento. Rodorigo sport, che con le sue cinque vetrine ad angolo illuminava gran parte della strada, ha abbassato le saracinesce da tempo. Il negozio di gadget Happy Idea si è spostato in un locale più piccolo, mentre il centro copie New Office a giorni lascerà corso della Libertà. Gran parte delle attività ha chiuso o ha deciso di trasferirsi perché considera troppo elevati gli affitti in questa parte di Avezzano commercialmente non più attrattiva. Colpa, secondo alcuni, anche della pista ciclabile che si è “mangiata” i parcheggi su un intero lato della strada.
DRAMMA QUOTIDIANO
La desertificazione di corso della Libertà è iniziata diversi anni fa e l’emorragia di chiusure non accenna a fermarsi. Per chi vive quotidianamente su corso della Libertà le causa sono molteplici e le soluzioni messe in campo finora inesistenti. «Le riorganizzazioni aziendali di questi tempi sono un atto obbligato per i commercianti costretti a fare i conti con troppe cose e solo in ultimo con la pandemia e i rincari dell’energia», ha sottolineato Giuliana Di Pasquale, battagliera vicepresidente del Comitato commercianti Avezzano centro, «non si può negare l’evidenza di un centro cittadino abbandonato al suo destino, privo di capacità attrattiva e di servizi utili. In agonia. I negozianti del centro pagano l’assenza di investimenti, di scelte politiche-programmatiche lungimiranti e coraggiose. Le tasse locali, salvo la concessione gratuita sul suolo pubblico in emergenza pandemica, si continuano a pagare e, oltretutto, aumentano a ogni livello, mentre i servizi sono inesistenti: pulizia carente, arredi urbani fatiscenti e illuminazione pubblica insufficiente. Su corso della Libertà, inoltre, la pista ciclabile ha avuto solo ricadute pesantissime in termini di fruibilità». Per Di Pasquale, a resistere, sono solo poche attività storiche. «Ma chi può, come sta facendo New Office in questi giorni, si sposta per tagliare i costi e andare incontro alle esigenze dei clienti», aggiunge la rappresentante dei commercianti.
INTERVENTI?
L’assessore alle Attività produttive del Comune di Avezzano, Roberto Verdecchia, ha annunciato nei giorni scorsi che l’amministrazione comunale, oltre ai sostegni concessi nei mesi scorsi per affrontare le difficoltà riscontrate durante la pandemia, sta valutando, attraverso le opportunità offerte dal Piano nazionale di ripresa e resilienza e da altre misure, la presentazione di eventuali progetti che mirino a rilanciare il centro città. È ciò che si augurano i negozianti.
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