La 3G cerca volontari per auto-licenziarsi

I dipendenti del call center hanno tempo fino a venerdì per accettare o meno gli esodi incentivati
SULMONA. Non è ancora chiusa la partita dei licenziamenti alla 3G. Dopo l’invio di 137 lettere di licenziamento, il call center sulmonese ha deciso di dare tempo fino a venerdì ai lavoratori per accettare o meno gli incentivi all’esodo. I licenziamenti volontari riaprono la questione dei 232 esuberi di tutto il gruppo, 102 dei quali solo in città. I sindacati, infatti, stanno facendo il possibile per far sì che l’azienda torni sui suoi passi e blocchi l’invio delle lettere. Sarebbero già una settantina quelle partite per gli operatori di Sulmona, con una ventina di loro pronti ad accettare la strada dell’addio volontario. Le condizioni proposte dall’azienda prevedono un incentivo di sei mensilità nette, 24 mesi di naspi (indennità di disoccupazione) e il tfr, pari a circa 28mila euro, per un contratto di lavoro part-time. Incentivi che hanno convinto inizialmente una quindicina di operatori del call center, troppo pochi per l’azienda che contava di ottenere almeno 50 adesioni. Da qui l’invio delle prime lettere di licenziamento, che i sindacati sperano di bloccare. «Noi stiamo tentando il tutto per tutto», intervengono Tonino De Simone della Fistel Cisl ed Emidio Falleroni della Uilcom Uil, «in questi giorni stiamo incontrando i lavoratori per vedere il da farsi e fargli capire che per noi la questione non è chiusa». Intanto, tra i lavoratori serpeggia la paura per il loro futuro e si fa attenzione anche alla pausa caffè o sigaretta per evitare di fornire giustificazioni all’azienda per la cessazione del rapporto di lavoro. Nel frattempo, la Flc Cgil ha già annunciato l’impugnazione dei licenziamenti davanti al giudice del lavoro. È sceso al fianco dei lavoratori anche il sindaco di Sulmona Peppino Ranalli, che ha partecipato all'ultimo incontro romano e che ha risollecitato l’azienda a fare un passo indietro sui licenziamenti avviati. La 3G dà lavoro a circa 400 persone e attorno ad essa ruota un indotto importante. La vertenza, dunque, è appena cominciata e sindacati e dipendenti temono per la stessa permanenza in città dell’azienda. Il futuro del call center risulta appeso a un filo, tra commesse perse sotto la spinta della concorrenza estera e debiti accumulati negli ultimi anni per stabilizzare i lavoratori.
Federica Pantano
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