La cattedrale è la prima chiesa con defibrillatore

9 Luglio 2019

L’edificio religioso è stato dotato dello strumento donato da una famiglia per ricordare la professoressa Fracassi. Il parroco: ora un corso per l’utilizzo 

SULMONA. D’ora in poi i fedeli che andranno a messa nella cattedrale di San Panfilo non solo avranno la protezione divina, ma anche quella degli uomini.
Per la prima volta una chiesa della diocesi di Sulmona – e probabilmente dell’intera provincia – è stata dotata di un defibrillatore per prevenire e curare eventuali problemi cardiaci.
Un evento reso possibile grazie a una donazione fatta da una famiglia della parrocchia, in ricordo della professoressa Giuseppina Fracassi, insegnante di lingua italiana e latina scomparsa nei mesi scorsi. Ma donare un defibrillatore sarebbe servito a poco, se nessuno avesse potuto utilizzarlo. Ed è per questo che il parroco, don Domenico Villani, dopo aver ringraziato i benefattori ha subito pensato di avviare un corso destinato a 21 parrocchiani, di solito assidui frequentatori della comunità religiosa, i quali sono stati istruiti sulla tecnica di primo soccorso, che comprende sia la rianimazione cardiopolmonare, sia una serie di azioni di supporto alle funzioni vitali.
«È stato un dono arrivato dal cielo», commenta il parroco don Domenico Villani, «infatti la chiesa è sempre più frequentata da persone anziane o sofferenti di patologie cardiache e quindi, la presenza di un defibrillatore può essere sempre di grande utilità».
«Inoltre», prosegue il parroco, «con l’occasione e grazie all’opera del centro Diadema, abbiamo ampliato il numero delle persone che in città sanno fare uso di questo strumento medico, con il quale è possibile salvare vite umane».
A Sulmona infatti sono stati istallati 23 defibrillatori e un singolo operatore può garantire al 75% la probabilità di sopravvivenza a soggetti colpiti da arresto cardiaco.
Ultimamente il consigliere comunale Andrea Ramunno ha fatto osservare come non tutti i defibrillatori installati in città siano in piena funzionalità, perché non sottoposti a una verifica periodica che ne garantisca la totale efficienza.
Ma soprattutto non c’è in numero sufficiente di operatori capaci di utilizzare lo strumento cardioprotettore, la cui presenza nelle scuole, nei tribunali, nei Comuni e ora anche nelle chiese, in questo modo, sarebbe praticamente inutile.
Nel territorio peligno il paese più cardioprotetto e che in questo settore è di esempio a tutti è Scanno, con 15 defibrillatori e ben 400 operatori formati pronti a soccorrere chiunque venga colto da attacchi di cuore. Un esempio quello di Scanno, che dovrebbe essere seguito dagli altri paesi del comprensorio, dove la popolazione è in gran parte anziana e la presenza del defibrillatore può costituire un elemento in più di sicurezza, soprattutto in quei paesi dove non ci sono la guardia medica o ambulatori di soccorso e di emergenza.
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