La città ricorda i 400 deportati a Dachau

La vicenda dei detenuti prelevati dai nazisti alla Badia riemersa grazie al ricercatore Mario Salzano
SULMONA. Ieri è stato l’anniversario della deportazione a Dachau di quasi 400 detenuti nel carcere della Badia di Sulmona. Quello che resta uno degli episodi ancora inediti della Seconda guerra mondiale è al centro di una dettagliata ricerca condotta da Mario Salzano. Il giovane ricercatore del dipartimento Dilass dell’Università D’Annunzio sta ancora finendo di ricostruire uno degli episodi più oscuri della guerra. «All’alba dell’8 ottobre 1943, un manipolo di soldati tedeschi irruppe nel carcere della Badia e radunò tutti i detenuti, non meno di 383, nel cortile principale dell’antico monastero», riporta Salzano. «L’operazione, secondo le testimonianze, durò soltanto venti minuti. Sotto la minaccia costante delle armi, i detenuti furono prima incolonnati e quindi scortati fino alla stazione ferroviaria di Sulmona». Qui comincia il loro viaggio su un treno merci diretto nel lager di Dachau in Baviera. «La maggior parte dei deportati da Croazia, Grecia e Montenegro si era opposta all’occupazione nazifascista dei rispettivi Paesi». Non meno di 105 dei deportati partiti da Sulmona furono eliminati nei campi di sterminio tedeschi. Sopravvissero in 117, mentre non si hanno notizie dei rimanenti 170. «Le vicende di Sulmona si collocano nel più ampio fenomeno che interessò migliaia di uomini reclusi nei campi di concentramento italiani all’indomani dell’annuncio dell’Armistizio», continua il ricercatore. «Questo caso, però, sembra distinguersi almeno per un aspetto: la rimozione “fisiologica” di ogni traccia della deportazione dalla memoria istituzionale, e, di conseguenza, da quella collettiva. La vicenda apre doverosi interrogativi in merito ai 270 giorni di occupazione tedesca in Valle Peligna, uno dei territori più strategici nelle retrovie della Linea Gustav». I fatti di Sulmona sono riaffiorati dall’oblio solamente in tempi recenti, tra le pagine polverose di alcuni vecchi fascicoli conservati negli Archivi di Stato. Tra cui quello di Carmelo Salanitro, antifascista, professore di Lettere del liceo Cutelli di Catania, condannato a 18 anni di reclusione nel febbraio del 1941, deportato da Sulmona a Dachau e poi a Mauthausen con il numero 61.302, dove venne ucciso in una delle camere a gas. Il suo volto è sui manifesti che il comitato “Cultura e Società” ha affisso in memoria dei deportati di Sulmona. (f.p.)
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