La città incrocia le dita e chiede il titolo di capitale

Audizione sul palco dell’auditorium disegnato dall’archistar Renzo Piano La giuria incalza i relatori su progetti, viabilità, infrastrutture e collegamenti
L’AQUILA. Seduti informalmente sul palco dell’auditorium voluto e progettato, dopo il sisma del 2009, dall’archistar Renzo Piano, hanno raccontato la città. Il percorso di ricostruzione fisica e sociale, a partire dal ruolo che la cultura ha rivestito, e può ancora rivestire, come strumento di rinascita, che L’Aquila e il suo territorio hanno sperimentato. La delegazione, guidata dal sindaco Pierluigi Biondi, ha dialogato in videoconferenza con la giuria nell’audizione finale prima del 18 gennaio, quando verrà assegnato il titolo di Capitale italiana della cultura. Una candidatura, quella dell’Aquila, che nasce «per dare un’anima alla ricostruzione fisica dei luoghi». Le testimonianze video e la “human library” hanno fatto il resto, toccando la soglia emozionale dei giurati. «L’Aquila è un cuore, ma tutti noi ce l’abbiamo dentro», le parole del piccolo Matteo, 5 anni. La voce della speranza e del futuro.
IL PERCORSO. Ispiratrice della candidatura è stata il “kintsugi”, l’arte giapponese di riparare vasi rotti con l’oro, rendendo le fratture occasione di rinnovata bellezza.
«Da questa suggestione, profondamente legata a quello che L’Aquila e il cratere hanno sperimentato con la ricostruzione del dopo terremoto», ha spiegato il professor Pier Luigi Sacco, ordinario di economia della cultura alla Iulm, curatore del dossier, «nasce l’idea di mostrare all’Italia e al mondo come, grazie alla cultura, L’Aquila sia rinata. Uno straordinario esempio di resilienza e di rinnovamento attivo». Il sindaco Biondi ha spiegato che il progetto «origina dalla consapevolezza che nessun monumento, per quanto bello, nessuna casa, per quanto accogliente, nessuna piazza, per quanto evocativa, può fare a meno di un impulso in grado di risanare le ferite di una comunità e ricostruire una qualità del vivere. È arrivato il momento», ha detto Biondi, «di superare il concetto della città inchiodata all’immagine del dolore, delle macerie e delle lacrime.
L’assegnazione del titolo di Capitale italiana della cultura rappresenterebbe il completamento di un percorso faticoso e avventuroso, fornendo un senso compiuto alla rinascita della città e del territorio».
CANDIDATURA CONDIVISA. L’Aquila ha dalla sua il concetto di «città-territorio», una città-madre «che assorbe le energie, ma sa anche restituirle al contado, in un rapporto di mutualità che dura da oltre 750 anni». Il sindaco, nel suo intervento, ha toccato i temi della “smart area”, concepita puntando su quattro assi portanti: la formazione, l’innovazione, il turismo e la cultura. «Di queste cose», ha detto, «abbiamo scritto e discusso durante la stesura della Carta dell’Aquila, un modello che vorremmo consegnare alle aree interne come un laboratorio in cui si è provato a ricucire il tessuto locale fratturato da una crisi».
VOCI DAL TERRITORIO. Accanto al sindaco, i testimonial di quest’avventura: l’atleta paralimpica Paola Protopapa, dama della Bolla nel 2018. «Ho girato tutto il mondo, poi ho deciso di fermarmi all’Aquila», ha dichiarato. «Qui puoi continuare a camminare a 360°. Il territorio è fondamentale: sarebbe bello se potesse viverlo tutta l’Italia». Leonardo Bizzarri, danzatore e coreografo, ha sottolineato come «all’Aquila si coltivino arte e cultura: la città è pronta a ricevere il titolo e accogliere migliaia di artisti». Per Flavia Massimo, violoncellista contemporanea e sound designer, «l’unicità di questa città è nella simbiosi tra patrimonio artistico e naturalistico», mentre Alessandro Crociata, ricercatore in Economia della cultura al Gssi, ha sottolineato la vocazione di «città della conoscenza». In chiusura, la proiezione del video delle scienziate Marica Branchesi, Alessandra Faggian ed Elisabetta Baracchini, che hanno recitato alcuni versi di Alda Merini, dedicati all’Aquila dopo il sisma del 2009.
LA GIURIA. I quesiti posti dalla giuria, presieduta da Stefano Baia Curioni, si sono concentrati sulla progettualità relativa ai cambiamenti e le relazioni istituzionali, le risorse economiche a disposizione per il progetto, le infrastrutture e i collegamenti. «Se è stato possibile fare Capitale una città dove non c’era la stazione, potremmo farlo anche all’Aquila», la battuta finale di Sacco. Il guanto di sfida è lanciato.

