La città prende il volo coi progetti di scambio

L’AQUILA. Il Liceo “Domenico Cotugno” collabora da tempo con due associazioni: Intercultura e Rotary, che offrono scambi culturali, che vanno da un mese estivo a 12, tra studenti di età compresa tra...
L’AQUILA. Il Liceo “Domenico Cotugno” collabora da tempo con due associazioni: Intercultura e Rotary, che offrono scambi culturali, che vanno da un mese estivo a 12, tra studenti di età compresa tra i 14 e i 19 anni a cui vengono consigliati i programmi lunghi al quarto anno di scuola superiore.
Afs Intercultura nasce nel 1915 quando un gruppo di volontari americani iniziano a prestare soccorso alle forze alleate in Francia durante la Prima guerra mondiale. In seguito, nel 1946, il presidente Galatti offrì borse di studio internazionali. Nel 1955 approda anche in Italia grazie a scambi con l’ambasciata Usa; oggi in Italia lavorano 4.000 volontari in 152 centri locali, da cui partono oltre 2.000 ragazzi. Tra questi, 1.500 sono sponsorizzati con borse di studio parziali o totali, e vengono ospitati 1.000 ragazzi di 64 paesi.
Per entrare in un programma Intercultura, dove l’eta va dai 14 ai 18 anni, bisogna iscriversi un anno prima della presunta partenza e superare una selezione iniziale che comprende: un test di idoneità, un primo colloquio con i volontari e un secondo accompagnato dalla famiglia, attività di gruppo. Il ragazzo è poi tenuto a compilare un fascicolo sulla sua personalità e sulla sua vita, famiglia, amici, hobby e scuola, poi esprime le preferenze sui paesi in cui vorrebbe essere ospitato con un massimo di 10 paesi. I risultati vengono comunicati a gennaio e febbraio e da lì ha inizio la formazione vera e propria e viene spiegato quello che comporterà il soggiorno.
Fondamentale per la preparazione sono i week end con il centro locale. Qui il ragazzo viene istruito sulle 5 regole fondamentali proprie di Intercultura: «Non fumare; non fare autostop; non viaggiare da soli; non infrangere le leggi del paese ospitante; non fare uso di droghe. Se si infrange una di queste c’è il rischio di tornare a casa. Soprattutto, si prepara il ragazzo a quello che troverà: una cultura nuova, il doversi adattare in diverse occasioni, vengono spiegate le “curve dell’umore” ovvero gli alti e bassi durante il soggiorno. Dopo l’incontro finale a Roma, il momento della partenza arriva. Nel nuovo paese si svolgono due incontri, uno appena arrivati e uno prima del rientro.
Il Rotary, invece, da circa 80 anni ha promosso un programma di esperienze interculturali, il Rye (Rotary Youth Exchange). Ogni anno partono 8.000 studenti tra i 15 e i 19 anni. Sono coinvolti anche istituzioni scolastiche e famiglie. Quest’ultime, infatti, inviando un figlio all’estero hanno il piacere e il dovere di ospitare altri giovani, fornendo la disponibilità di 3 famiglie locali. Durante l’esperienza il ragazzo deve cambiare famiglia, innanzitutto per spirito di adattamento, poi per capire che non si può giudicare il paese in base a una sola esperienza: un cittadino non fa il paese. Riguardo alla selezione, specialmente nei programmi lunghi, i ragazzi devono essere valutati e sponsorizzati da un Rotary club. Anche le famiglie devono essere adatte a partecipare al programma e a istruire i giovani sulla partenza. Il ragazzo deve inviare report al distretto e al club ospitante informandolo sull’andamento dell’esperienza. In conclusione, chi vuole partire deve dimostrare grande coraggio e decisione, rispetto delle altre culture e orgoglio della propria, per una società globale non omologata bensì conscia di ogni diversità.
Chiara Crucianelli
Francesca Troiani
Livia Flamini
Rebecca Tatoni
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