«La Corte d’Appello non si tocca»

Comune, alcuni consiglieri chiedono una seduta straordinaria per affrontare il tema della sede
L’AQUILA. Una richiesta di una seduta straordinaria del consiglio comunale, interamente dedicata alla questione relativa alla sede regionale della Corte d’Appello, da convocare con urgenza.
È quanto contenuto in una richiesta formale, depositata stamani dal capogruppo di Prospettiva 2022 Luigi D’Eramo negli uffici di presidenza del consiglio comunale. Il documento è sottoscritto dai consiglieri Guido Quintino Liris (capogruppo Forza Italia), Daniele Ferella (capogruppo «Tutti per L’Aquila»), Ettore di Cesare (capogruppo di «Appello per L’Aquila»), Emanuele Imprudente e Giorgio De Matteis (rispettivamente capogruppo e consigliere L’Aquila Città Aperta), Raffaele Daniele (capogruppo Udc) e Vito Colonna (Prospettiva 2022).
«I sottoscritti consiglieri», si legge nel documento, «sono a richiedere la convocazione urgente, ossia entro 5 giorni dal ricevimento della presente, di un consiglio comunale straordinario, aperto ai parlamentari abruzzesi, al presidente della Regione Abruzzo e al presidente dell’Ordine professionale degli avvocati dell’Aquila. Tale richiesta», proseguono i consiglieri, «scaturisce dalla paventata soppressione della sede della Corte d’Appello dell’Abruzzo presso il Tribunale dell’Aquila e, dunque, dall’insorgenza di una latente conflittualità tra le città dell’Aquila e di Pescara. Circostanze, queste, che ci impongono la necessità di affrontare con serietà e determinazione il problema, al fine di evitare i danni e le conseguenze che deriverebbero all’intera regione da una inaccettabile e ormai anacronistica guerra di campanili».
Per il consigliere comunale Pd Stefano Palumbo «la discussione che si è scatenata in seguito alla votazione di Pescara sullo spostamento della Corte d’Appello e le richieste provenienti dalla Marsica sul tema della Sanità rappresentano segnali sintomatici delle difficoltà di una comunità regionale nel trovare la coesione necessaria per affrontare e superare il momento difficile che sta attraversando e che dura ormai da anni. Molti indicatori economici fotografano un Abruzzo che soffre più di altre regioni la crisi nazionale; nessuna infrastruttura strategica è prevista nel recente decreto Sblocca Italia varato dal governo. Basterebbe questo a far comprendere che non abbiamo bisogno di azioni campanilistiche e autoreferenziali ma di uno scatto di orgoglio e di consapevolezza per riuscire finalmente a fare sistema sui grandi temi. È vero che nel programma elettorale di Luciano D’Alfonso uno dei punti qualificanti è l’approvazione di una legge per L’Aquila capoluogo. Non basta però appellarsi a questa legge per difendere la “permanenza” della Corte d’appello nella nostra città. Come non basta appellarsi alle ragioni di campanile, all’indotto puro e semplice che la struttura genera, in termini di posti di lavoro, benessere, reddito. Non basta, non perché non sia necessario farlo, ma perché è doveroso puntare più in alto. Una legge per L’Aquila capoluogo è necessaria, ma ha senso nella misura in cui L’Aquila acquisisca la capacità di guidare un nuovo Abruzzo. La Corte d’Appello deve rimanere all’Aquila ma è auspicabile che questo avvenga nell’ambito di una generale programmazione e riorganizzazione che valorizzi e renda più “facile”, parola cara a D’Alfonso, il sistema giudiziario regionale. Il discorso vale in generale: penso alle infrastrutture e all’ambizione che l’Abruzzo dovrebbe perseguire per diventare la porta d’accesso di Roma all’Adriatico; penso al sistema produttivo e delle imprese e alla necessità di una profonda opera di stimolo e di riorganizzazione».

