La denuncia: «Sette ore in attesa dell’ambulanza»

10 Ottobre 2018

Il Tribunale per i diritti del malato: «Grave caso di un anziano paziente dimesso» Chiesta la verifica delle convenzioni di trasporto tra l’Asl e le associazioni locali

L’AQUILA. Dimesso dall’ospedale, è costretto ad aspettare sette ore prima che un’ambulanza lo riporti a casa.
La disavventura è capitata a un anziano paziente dell’ospedale regionale. La vicenda è stata resa nota dalla dottoressa Paola Federici, coordinatrice del Tribunale per i diritti del malato.
«Ancora una volta», scrive la responsabile del Tdm, «arriva nella nostra sede una terribile segnalazione a nostro avviso di una gravità inaudita: un paziente anziano che in mattinata ha dovuto avvalersi del servizio del 118 per recarsi al pronto soccorso per un malore, dopo aver ricevuto la dovuta assistenza e dimesso alle ore 12 circa, ha dovuto attendere ben oltre 7 ore prima di poter rientrare nella la propria abitazione per mancanza di ambulanze a disposizione».
«Ci sembra superfluo», prosegue la dottoressa Federici, «sottolineare le inutili sofferenze che l’anziano ha dovuto sopportare suo malgrado per aver dovuto saltare il pasto del pranzo, non aver potuto assumere la terapia necessaria per la sua condizione sanitaria e l’umiliazione dell’attesa di ore di un miracolo che in realtà è un diritto. Nonostante l’impegno incessante dei familiari di cercare anche privatamente un mezzo idoneo, non c’è stata alcuna altra possibilità».
Secondo i componenti del Tribunale per i diritti del malato, quello appena denunciato non sarebbe un caso isolato.
«Purtroppo», proseguono, «questo non è un caso sporadico, ma si ripete fin troppo spesso nel tempo il fatto che persone dimesse siano costrette ad attendere anche alcune ore prima che un’ambulanza vada a prenderli e ad accompagnarli nelle loro residenze. Sappiamo che ci sono numerose associazioni che lavorano in ambito sanitario e che hanno convenzioni con l’azienda sanitaria locale anche e non solo per il trasporto delle persone e ci chiediamo se nel contenuto di tali convenzioni siano riportate o meno anche le tempistiche di intervento».
«La prima attività del Tribunale per i diritti del malato», affermano in conclusione i volontari, «è volta alla ricerca delle soluzioni finalizzate a rimuovere situazioni di sofferenza inutile e di ingiustizia e ci pare indispensabile in questo momento fare degli approfondimenti rispetto a questa situazione che provoca inevitabilmente situazioni gravi di disagio non solo per i pazienti, ma anche per i familiari che si trovano disarmati difronte a un problema apparentemente superabile con facilità».