La Dipe resta commissariata Lo ha deciso la Cassazione

Mazzette e puntellamenti, respinto il ricorso nonostante l’azienda edile avesse rinnovato i vertici Il 14 settembre udienza preliminare per l’ex assessore Tancredi, gli imprenditori e altri dieci
L’AQUILA. L’inchiesta “Redde rationem” su presunte mazzette nei puntellamenti si arricchisce di nuovi elementi.
Intanto nei giorni scorsi la Cassazione ha respinto il ricorso con il quale l’azienda edile Dipe, al centro delle indagini, chiedeva la revoca del commissario giudiziario Paolo Faroni. In precedenza il cda di questa importante azienda era stato rinnovato allo scopo di evitare, per l’appunto, il commissario. La Cassazione, dopo che lo stesso Riesame si era pronunciato in tal senso, ha confermato che ci vuole il commissario.
Resta valido il concetto, contestato dalla difesa, che i titolari esclusi dalla gestione, Mauro Pellegrini e Giancarlo Di Persio, erano però ancora amministratori di fatto e continuavano a guidare la società, nonostante l’impresa avesse rinnovato il consiglio di amministrazione un mese dopo l’avvio delle indagini. Lo avrebbero dimostrato, sempre secondo gli inquirenti, progettando, ad esempio, il futuro acquisto di un terreno per la realizzazione di un capannone aziendale, o concordando, senza sapere di essere ascoltati dai carabinieri del Noe, il da farsi sui lavori da terminare o ancora da avviare,
La Dipe, va ricordato, è una ditta che ha molti cantieri e i servizi offerti sono di qualità. Al punto che, per quanto si è appreso, la presenza del commissario, lungi dal creare problemi, sembra consentire un buon andamento dei vari lavori salvando l’occupazione.
Intanto nei giorni scorsi è stata fissata anche la data dell’udienza preliminare nella quale si deciderà il destino dei diversi imputati. L’udienza ci sarà il 14 settembre davanti al gup del tribunale Guendalina Buccella.
Il teorema accusatorio, sulla scorta di indagini di Ros e Noe, non muta: le tangenti passavano per un’agenzia matrimoniale e una società di consulenze con il beneplacito di funzionari comunali che davano l’ok agli appalti. I reati vanno dalla corruzione per gli imprenditori (e l’ex assessore Tancredi) mentre i dipendenti comunali sono sospettati di abuso d’ufficio. I tecnici di truffa. Sotto accusa per corruzione l’ex assessore comunale aquilano Pierluigi Tancredi, gli imprenditori Mauro Pellegrini, Giancarlo Di Persio,Andrea Polisini e Maurizio Polisini, entrambi teramani. Tra i 16 imputati, sia pure con contestazioni di secondo piano, anche il grande accusatore, l’imprenditore Antonio Lupisella. Restano nell’inchiesta tecnici, funzionari comunali e altri piccoli imprenditori. Secondo le tesi del pm tutto ruotava su Tancredi il quale «offre appalti pubblici e privati a Dipe ed Edilcostruzioni, che si sono spartite formalmente i lavori: la Dipe potrà prendere i lavori di messa in sicurezza».
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