La famiglia del 54enne investito: «Giustizia per il nostro Giuseppe»

L’uomo ucciso dall’automobilista ubriaco e drogato indossava una pettorina catarifrangente Oggi l’interrogatorio di Maurizi. Il suo legale: «Lui e la madre sono disperati per quanto è successo»
SCOPPITO. Chiedono che venga fatta giustizia i familiari di Giuseppe Colaiuda, l’agente penitenziario di 54 anni, padre di due figli, investito da un pirata della strada a Scoppito. Roberto Maurizi, 38 anni, dipendente di un supermercato, anche lui di Scoppito, è fuggito senza prestare soccorso. La sera della tragedia si era messo alla guida sotto l’effetto di alcol e droga, come evidenziato dagli esami effettuati. Ora si trova nella sua abitazione agli arresti domiciliari con l’accusa di omicidio stradale.
OGGI L’INTERROGATORIO
Questa mattina, alle 9, dovrà presentarsi davanti al gip del tribunale dell’Aquila, Marco Billi, per l’udienza di convalida. Il suo legale, Roberto Madama, riferisce che «Maurizi è in stato di choc, disperato per quanto accaduto». Anche la sua famiglia, in particolare la madre, non riesce a darsi pace «pensando continuamente all’agente ucciso dal figlio e al dolore causato ai suoi cari». Titolare del fascicolo d’inchiesta è il pubblico ministero Roberta D’Avolio.
L’AUTOPSIA
Si è svolta ieri pomeriggio l’autopsia sul corpo dell’assistente capo di polizia penitenziaria in servizio nel carcere “Le costarelle” di Preturo. L’esame, condotto da Giuseppe Calvisi, ha confermato la morte in seguito al violento impatto. Questa mattina il pubblico ministero potrebbe firmare il nulla osta per la restituzione della salma alla famiglia di Colaiuda consentendo loro di fissare anche la data dei funerali. Presumibilmente domani.
AUTO SEQUESTRATA
Resta sotto sequestro l’auto a bordo della quale viaggiava Maurizi. Ai fini della ricostruzione della dinamica del sinistro, il pm potrebbe decidere di nominare un consulente per stilare una perizia.
SI CHIEDE GIUSTIZIA
La famiglia del poliziotto, devastata dal dolore, chiede «giustizia». Verso le 22 l’agente era uscito di casa per la passeggiata con il suo cane. Secondo quanto riferito da alcuni testimoni indossava anche una pettorina catarifrangente. Aspetto quest’ultimo sottolineato anche dai parenti. «Era consapevole del pericolo che si corre uscendo la sera lungo una strada poco illuminata per cui indossava sempre una pettorina catarifrangente per motivi di sicurezza e forse anche per deformazione professionale», dicono alcuni parenti. I suoi colleghi lo descrivono come una persona molto scrupolosa. Negli ultimi tempi lavorava nel settore dei processi per videoconferenza anche a contatto con i detenuti in regime di 41 bis. È stato investito all’ingresso del centro abitato, a poche centinaia di metri dalla sua abitazione. L’auto condotta da Maurizi lo ha centrato in pieno. Sono stati alcuni residenti a lanciare l’allarme richiamati dal rumore del violento impatto. Nel frattempo il cagnolino, rimasto incolume, è tornato a casa senza padrone facendo allarmare la famiglia che si è precipitata in strada. Sul luogo dell’incidente, i carabinieri hanno ritrovato uno specchietto e alcuni rottami della Citroen guidata da Maurizi. Fondamentali anche le testimonianze di alcuni residenti e le immagini rese dalle telecamere di videosorveglianza presenti in zona.
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