La famiglia presente in città dai primordi

9 Luglio 2019

Dall’Oratorio di Sant’Antonio alla chiesa di San Filippo: ecco nomi, storie e luoghi dell’antico casato

L’AQUILA. La famiglia de Nardis (o de’ Nardis), originaria di Poggio Santa Maria, a partire dal XIII secolo, detenne la signoria di Piscignola, castello nei pressi di Sella di Corno che partecipò, insieme alla vicina Rascino, alla fondazione dell’Aquila.
«Ebbe uomini eminenti nelle armi, nelle scienze e nel sacerdozio; il celebre Baldassarre dei Padri dell’Oratorio, fondatore in Aquila di varie case di beneficenza, fra le quali quelle di Santa Maria della Misericordia e l’altra della Santissima Annunziata. Nel 1649 acquistò la baronia di Prata».
La famiglia, come annotato da Andrea Scoccia, curatore di una rubrica sul Centro dedicata alle famiglie nobili aquilane, è iscritta nell’Elenco Ufficiale Italiano col titolo di Patrizio di Aquila (i maschi), nobili (maschi e femmine). Scriveva Crispomonti nel 1629: “Traggono antica origine da Piscignola, e anche stanno nel popolo di Rascino: si dicono di Rascino. Ve n’è anche un rampollo, che trae origine da Lucoli, discendendo da Marino d’Antonio di Nardo di Lucoli, e godono tutti nobiltà”.
La presenza della famiglia «è attestata all’Aquila dai primordi della città, nelle cui vicende essa ebbe parte senza mai assumere posizioni faziose o di protagonismo sanguinario, come altre purtroppo fecero: a uomini di questa famiglia si devono iniziative come quella che portò alla costruzione dell’Oratorio di Sant’Antonio da Padova e quella che portò alla costruzione della chiesa di San Filippo. Era venuta in città da Piscignola, uno dei suoi castelli fondatori, in seguito spopolato, posto a più di 1.100 metri di altezza».
Uno degli eredi della famiglia, l’avvocato Francesco Saverio, raccontò molte cose della famiglia. «Nella parrocchia di San Marciano ci sono i registri con tutti i nati e morti di famiglia dal 1570 (dopo il Concilio di Trento) in poi; sono i cosiddetti “stati delle anime”. Dal 1504 esistono i registri dei catasti per quartiere (per via delle tassazioni) e per castello di provenienza; ci sono anche atti notarili antichi riguardanti la famiglia; ci sono anche antichi elenchi di magistrati, dottori, in cui si può trovare qualche membro di famiglia».
Con l’Unità d’Italia e la cacciata dei Borboni, molte famiglie aquilane si defilarono dalla vita politica. Un antenato dei de Nardis fu ucciso dai piemontesi nel 1866. Un altro avo, Luigi, rimase attivo nella vita pubblica ma senza impegnarsi troppo politicamente, e tirandosi addosso un’accusa di qualunquismo. Aveva un’attività agricola e commerciale. In pochi erano impegnati in campo militare. Dal 1860 fino alla 2° Guerra Mondiale un solo membro dei de Nardis servì la patria come soldato: Marinardo, medaglia d’argento, era in Marina e morì affondato nel Mediterraneo quando la sua nave venne silurata. La dimora storica è in via San Marciano, nel medesimo complesso della Curia. Di fronte, l’Oratorio di Sant’Antonio dei Cavalieri de Nardis. A Santa Maria di Rascino (ora San Francesco di Paola) c’era una cappella di famiglia.