La figlia morì nel crollo, assolto il papà

2 Giugno 2016

Terremoto, persero la vita Jenny De Angelis e altri 16. L’ingegnere era accusato di mancate verifiche sulla staticità

L’AQUILA. Una sentenza che non lenirà il tormento per morte della figlia Jenny e delle 16 persone decedute sotto le macerie del “palazzo killer” di via Generale Rossi ma lo libera da rimorsi e gli rende la giusta dignità. Diego De Angelis, 70 anni, imputato per omicidio colposo plurimo e lesioni gravissime per avere restaurato nel 2000 quel vecchio edificio in centro, è stato scagionato in Cassazione dopo due sentenze di condanna, l’ultima a un anno e 11 mesi. Un colpo di scena dopo un procedimento penale durato quasi sette anni. I giudici della Suprema corte, dunque, hanno annullato senza rinvio la condanna dopo che il Pg Aldo Policastro ne aveva chiesto la conferma al termine di un’articolata requisitoria.

Verso le 20 di ieri il presidente del collegio, Claudio D’Isa, lo stesso che condannò Berlusconi in via definitiva per la ben nota frode fiscale, ha letto il verdetto.

De Angelis, elogiato dallo stesso pm Fabio Picuti («io l’ammiro per l’onestà» disse il magistrato in udienza) che ne ottenne la condanna, la prima nei processi sui crolli, era andato via da poco con il fratello. È stato lo stesso Coppi ad avvertirlo del buon esito del giudizio.

Il palazzo fu realizzato in modo maldestro negli anni Cinquanta e con materiali scadenti, al punto che la discussa ristrutturazione non ha avuto alcuna incidenza sull'implosione del fabbricato dopo il sisma. Su questo aspetto accusa e difesa sono stati sempre d’accordo. La Procura generale ha evidenziato come in occasione dei restauri non ci fu alcuna verifica sulla staticità. Sono state contestate omissioni nei calcoli che non emergono dalle documentazioni. Se quei calcoli fossero stati fatti, secondo il Pg, il tecnico si sarebbe reso conto della fragilità del palazzo.

Coppi, nella sua arringa, ha affermato che i restauri consistevano «in una semplice modifica del tetto per evitare infiltrazioni d'acqua e nella realizzazione di una più efficace coibentazione. Non si vede per quale motivo De Angelis avrebbe dovuto compiere le verifiche reclamate nella sentenza impugnata visto che i nuovi lavori non incidevano sulle strutture». L’avvocato ha anche precisato che con i lavori il palazzo venne alleggerito di ben quaranta tonnellate. Va ricordato che l’imputato rimase sotto le macerie, ma ne uscì vivo. La motivazione su questa tragedia senza colpevoli, arriverà tra 90 giorni. La sentenza «il fatto non sussiste» è stata accolta con serenità anche dalle parti civili rappresentate dai legali Wania Della Vigna, Paolo Vecchioli, Berardino Ciucci.

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