La forza della legalità con quattro tappe del Premio Borsellino

Esposti i rottami dell’auto su cui viaggiava il giudice Falcone Le testimonianze dei familiari del capo scorta e dell’autista
L’AQUILA. Trent’anni dalle stragi di Capaci e via D’Amelio. Trent’anni dalla carica di tritolo che fece saltare in aria un tratto dell’autostrada A29, uccidendo Giovanni Falcone, sua moglie Francesca Morvillo e gli uomini di scorta. E dall’esplosione dell’autobomba, all’altezza del numero civico 21 di via Mariano D’Amelio a Palermo, in cui perse la vita Paolo Borsellino. Due magistrati simbolo della lotta alla mafia, servitori dello Stato. Gli organizzatori del premio Paolo Borsellino, la polizia di Stato e l’Associazione nazionale magistrati sezione Abruzzo, con il patrocinio della Regione, ricorderanno con quattro giornate commemorative i tragici eventi che sconvolsero l’Italia (a Pescara, Teramo, Roseto e L’Aquila).
Un modo per testimoniare la forza della legalità, in tutte le sue forme.
«L’Abruzzo ha l’orgoglio di non avere una propria mafia autoctona, ma partecipa attivamente alla lotta contro la criminalità organizzata e alla memoria di questi eventi», le parole del presidente della Regione, Marco Marsilio, che ieri all’Aquila ha partecipato alla presentazione delle iniziative per il trentesimo anniversario delle stragi di Capaci e via D’Amelio. Presenti la presidente della giunta abruzzese dell’Associazione nazionale magistrati, Roberta D’Avolio, e Francesca Martinelli, in rappresentanza dell’Associazione Borsellino. «All’Aquila arriveranno Tina Montinaro, la vedova di Antonio Montinaro, il capo scorta del giudice Falcone, ed Emanuele Antonio Schifani, capitano della Guardia di finanza, figlio di Vito Schifani, l’autista», ha spiegato D’Avolio, «lo scopo dell’iniziativa rientra nella diffusione della cultura della legalità, soprattutto tra le giovani generazioni, attraverso un segno tangibile: la teca con i resti dell’auto, simbolo del sacrificio umano, e le testimonianze di coloro che hanno vissuto sulla propria pelle le ferite indelebili dell’orrore della mafia». «È importante tenere viva la memoria nelle giovani generazioni», ha detto Martinelli, «che non sono a conoscenza dei fatti accaduti nel 1992. Il premio nazionale Borsellino porta in giro il simbolo di quello che la mafia non è riuscita a fare: ha distrutto la vita di Falcone e Borsellino, ma non i loro valori». L’Abruzzo è l’unica regione con quattro città coinvolte, dove farà tappa la Fiat Croma, auto di scorta di Falcone, distrutta dall’esplosione. (m.p.)
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