«La gente soffrì quando seppe della sparizione»

23 Febbraio 2017

L’ex parroco: ora la comunità paganichese sarà contenta Temeva di aver perso per sempre quell’oggetto sacro

L’AQUILA. Il ritrovamento della reliquia del santo protettore trafugata nel 1992 ha riempito di emozione la comunità di Paganica, la frazione che è una delle poche in cui ogni anno, il lunedì di Pasqua, si celebra ancora l'esposizione delle reliquie di San Giustino e di altri Santi, in tutto una quindicina. Una tradizione molto sentita, che inizia al mattino con una imponente processione, che precede appunto l'esposizione delle reliquie dalla balconata della chiesa di Santa Maria Assunta e si conclude con lo spettacolo serale delle stelle di fuoco.

A gennaio del 2008, la popolazione fu scossa dalla notizia di un secondo furto, dopo quello del 1992: anche questa volta, sparirono reliquie appartenute al protettore, che erano conservate nella basilica a fianco del cimitero, che viene aperta poche volte l'anno, fra cui a Pasqua, proprio in occasione del trasferimento dei resti sacri nella chiesa parrocchiale per l'esposizione. Di quei frammenti del corpo del Santo non si è saputo più nulla. Paganica era dunque rimasta, fino ad oggi, senza reliquie di San Giustino, vissuto nel 1300, a cui tutti i paganichesi sono sempre stati molto devoti, insieme agli altri Santi Sipontini che sono Felice, Giusta, Fiorenzo e Umbrasia. Da oltre 500 anni, nella frazione che è stata anche un comune, sono molto attive le Confraternite religiose, a cui partecipano anche tanti giovani: fra le funzioni delle Confraternite, oltre a quella di accompagnare i confratelli e i loro familiari nel loro ultimo viaggio terreno, e alla partecipazione alle processioni, c'è l'impegno per l'esposizione delle reliquie, che nel passato, a differenza di ora, si teneva due volte l'anno e precisamente nel giorno terzo dopo la Pasqua di Resurrezione del Signore e nella festa di tutti i Santi. Ricorda bene il furto del braccio in rame dorato risalente al 1400 l'allora parroco don Dante Di Nardo, che era arrivato nella frazione solo da qualche mese. Don Dante, come si accorse della sparizione della reliquia? «Purtroppo ce ne accorgemmo solo il giorno dell'esposizione, cioè il lunedì di Pasqua. Io ero a Paganica dal settembre del 1991 e non conoscevo il simulacro del braccio di San Giustino, non l'avevo mai visto. Il parroco precedente l'aveva fatto collocare su un altare laterale, dove era facilmente raggiungibile. Probabilmente, i ladri hanno pensato che potesse essere di grande valore, visto che esistono reliquiari in oro e argento. Ma quel braccio aveva in realtà un valore spirituale ed emotivo immenso per la popolazione. Feci subito la denuncia ai carabinieri. E decisi che tutte le altre reliquie dovessero essere chiuse in una stanza, proprio per impedire altri trafugamenti. E ora, dopo ben 15 anni, sono felice che sia stata restituita alla comunità».

La gente come reagì a questo furto?

«Con grande dispiacere. Era una reliquia dal significato particolare, appartenendo al Santo protettore. Per loro era un segno di fede e devozione. Un'altra uguale, sempre di San Giustino, è conservata a Chieti. Con il passare degli anni, i parrocchiani si erano ormai rassegnati all'idea di averla persa per sempre. E so che il dolore si era acuito dopo il secondo furto. Ma all'epoca ero già andato via».

L'ostensione delle sacre reliquie, affidata alle Confraternite, è una tradizione molto sentita a Paganica?

«Una volta queste esposizioni, legate ai Santi protettori e a particolari festività, erano diffuse in tutti i paesi. Le reliquie testimoniano la vita del Santo e la loro venerazione rappresenta un atto di fede. Poi pian piano questa tradizione si è andata perdendo. Ma a Paganica si rinnova ogni anno, il lunedì di Pasqua, insieme alla sfilata del giorno dopo, in cui vengono portate in processione, insieme, molte statue di Santi». Quante sono le reliquie che vengono esposte dalla balaustra in ferro della chiesa di Santa Maria Assunta, commissionata da un gruppo di cittadini a un fabbro aquilano nel 1864?

«Sono in tutto 15, appartenenti a Santi diversi. Io stesso ne ho fatta aggiungere una della Beata Antonia, che viene trasferita quando serve dal convento delle suore, e un'altra di San Cesidio da Fossa è stata lasciata dai frati. A causa dei due furti, i paganichesi avevano perso tutte quelle del Santo protettore. Ma quest'anno, a Pasqua, avranno la gioia di pregare anche per il ritrovamento del braccio di San Giustino».

©RIPRODUZIONE RISERVATA