La guerra dei tamponi, il prefetto: «Sì all’intesa per esami facoltativi»

Osservazioni del rappresentante territoriale del governo all’ordinanza di Biondi sui test obbligatori Ma il Comune tira dritto: «Nessun annullamento delle norme sui cantieri, le misure restano in vigore»
L’AQUILA. Il sindaco Pierluigi Biondi pretende tamponi per tutti gli operai delle ditte che lavorano alla ricostruzione. Ma il prefetto Cinzia Torraco indica un’altra soluzione: quella dell’esercizio facoltativo della sottoposizione a tampone sanitario. E scoppia il caos normativo, con le imprese che chiedono chiarimenti su cosa fare e come farlo. E se non si tratta di una bocciatura dell’ordinanza 71, a firma di Biondi, in cui era chiaramente indicato il passaggio dell’obbligo del monitoraggio sanitario entro 14 giorni dalla data di riapertura dei cantieri, si tratta quantomeno di un’indicazione che, venendo da un prefetto, ha il suo peso. Ma il Comune tira dritto per la sua strada: «L’ordinanza con cui vengono disposte misure di prevenzione per il contenimento del coronavirus per il personale impegnato nei cantieri pubblici e privati del territorio aquilano non è stata bocciata dalla prefettura», dice Biondi. «I tamponi vanno fatti».
SCELTA FACOLTATIVA. Il parere espresso dal prefetto è chiarissimo e specificato, ulteriormente, in una nota stampa inviata ieri pomeriggio: «Non è stata disposta alcuna bocciatura dell’ordinanza sindacale emessa dal sindaco dell’Aquila in materia di contenimento della diffusione del Covid-19 nei cantieri edili. È stato esclusivamente rammentato, sul tema in questione, quanto contenuto nel Decreto del presidente del consiglio dei ministri del 26 aprile scorso e nell’ordinanza 54 della Regione, ravvisando», dice Torraco, «la possibilità di addivenire ad analogo risultato, prefigurato dall’ordinanza sindacale, mediante la sottoscrizione di un’intesa tra istituzioni, enti, ordini professionali e associazioni del settore interessato, che preveda l’esercizio facoltativo della sottoposizione a tampone sanitario, nel rispetto della libertà di autodeterminazione dei lavoratori e tenuto conto della pari necessità di tutela della salute e della sicurezza all’interno dei cantieri». Dunque, non un obbligo, ma una scelta facoltativa, secondo la prefettura.
TAMPONI SÌ. Ma Biondi non intende tornare sui suoi passi. Entro due settimane le ditte che riapriranno i cantieri dovranno sottoporre a tampone tutti i lavoratori. «Il testo del relativo protocollo allegato all’ordinanza», fa sapere il sindaco, «era stato condiviso anche con il Dipartimento di prevenzione dell’Asl e con l’Ispettorato del lavoro. Al prefetto ho rappresentato la richiesta di una maggiore stretta, come da indicazioni del consiglio comunale. La sua nota di risposta, in tal senso, riscontra la mia, non dichiara illegittima e tantomeno annulla il provvedimento del 30 aprile scorso, che era e rimane vigente», ribadisce Biondi, che lunedì sera ha sottoscritto coi rappresentanti degli ordini professionali, ingegneri, architetti, periti industriali e collegio dei geometri, l’addendum al protocollo, che contiene le buone prassi per garantire il contrasto e il contenimento del virus.
COSA FARE. «Per maestranze, ad esempio», spiega Biondi, «è stato chiarito che s’intende tutti coloro che lavorano all’interno delle aree interessate dalle opere, così come le imprese subappaltatrici e gli autonomi dovranno essere già in possesso di dispositivi di protezione al momento della presa in servizio. L’integrazione al protocollo è uno strumento per l’ulteriore definizione di compiti e responsabilità delle aziende e dei soggetti impegnati nella ricostruzione, al fine di garantire la sicurezza dei lavoratori e dell’intera comunità». Gli oneri, dice il Comune, saranno a carico delle imprese, anche se Biondi auspica il riconoscimento di un contributo aggiuntivo da parte del governo.
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