La magia della musica nella città che rinasce

Successo dei concerti serali in programma in centro per “L’Aquila suona” Molti visitatori a spasso nei luoghi ritrovati, dall’Emiciclo ai palazzi storici
L’AQUILA. A quasi dieci anni dal terremoto L’Aquila, almeno quella parte che è stata rimessa a nuovo, ha vissuto una serata che resterà, in questa Perdonanza 2018, fra le più significative.
“L’Aquila suona” ha passato l’esame. Il rischio che fosse una scopiazzatura dell’Isola sonante di qualche decennio fa (che nacque da un’intuizione di Errico Centofanti) era dietro l’angolo. In realtà è stata tutt’altro. Oggi non c’è – come allora – una sola città. Ce ne sono due: la nuova e la vecchia. La nuova illuminata, splendida nei suoi cromatismi, piena di vita (impressionante – per numero e compostezza – la bella gioventù che si aggirava ieri sera in centro storico). La vecchia è al buio, sola, triste, in attesa di riprendersi spazi e futuro. I blocchi di cemento posti un po’ ovunque ricordano che viviamo in un mondo in cui anche una tranquilla serata di provincia può trasformarsi in tragedia e non per colpa del terremoto.
Ma la gente che “scorre” lentamente lungo il corso (stretto e largo) non ci fa caso più di tanto. Anzi qualcuno usa le barriere per sedersi e rifiatare un attimo. Le persone sono migliaia eppure non c’è calca, non bisogna sgomitare. Puoi guardare i volti uno per uno e a fine serata fare l’elenco di chi c’era e chi no. Sul corso stretto c’è il professor Walter Cavalieri che fa parte del comitato scientifico della Perdonanza, poco più in là spunta Cesare Ianni sempre di corsa e indaffaratissimo per dare una mano alla rinascita. Ma l’immagine più bella è quella dei nonni, dei papà e mamme con al seguito ragazzini vocianti.
La città è aperta e non solo bar, ristoranti, pub, birrerie e pizzerie ma anche negozi di altro genere. In via Garibaldi non c’è locale che non abbia clientela e tutt’intorno c’è l’odore antico di cose buone. All’inizio di via Castello, alle 21, la libreria Polarville ha ancora le luci accese segno che anche a quell’ora si può essere tentati da un buon libro. Ma lo spettacolo vero sono i palazzi. Per questa magica serata hanno aperto le porte e dovrebbero farlo molto più spesso visto che le ristrutturazioni e gli splendidi restauri sono stati pagati con i soldi degli italiani. Quando si entra si rimane senza fiato. A Palazzo Alessandri c’è il quintetto dell’orchestra da camera aquilana del maestro Gaudieri. Palazzo Ciolina ha spalancato sia l’ingresso su corso Vittorio Emanuele che quello su corso Umberto. Qui la musica si fa leggera, come soffusa. Risuonano le note di arpa e mandolino e a seguire financo la fisarmonica. A piazzetta del Sole non c’è ancora la musica, ma è la voce che la fa da padrona. Massimo Sconci recita un suo testo “L’Aquila Nuova”: è un racconto coinvolgente di come sono cambiati la città e i suoi abitanti dopo il sisma. Un passaggio dello spettacolo parla di un aquilano che dopo essere rientrato nella casa ricostruita ex novo e supersicura aspetta con ansia una scossetta (per dimostrare al terremoto che stavolta non l’avrà vinta) e se la scossetta non arriva ci rimane pure male. La serata scivola nel brusio, nei suoni vicini e lontani che si incrociano. È come stare su un sofà e con il telecomando cambiare canale e godersi lo spettacolo più gradito. A Palazzo dell’Emiciclo ci sono i cori, a piazza Pischedda (davanti alla basilica di San Bernardino) la banda dell’Aterno. La basilica è aperta , la luce è soffusa. Qualcuno passeggia all’interno. “L’Aquila suona” pian piano si esaurisce nella notte che precede l’apertura della Porta Santa. La luna riscalda i cuori e anche il resto: la serata è fresca ma basta una magliettina e il tremore sparisce. La città “nuova” sta venendo su bene. Ma non sarebbe così bella senza lo spirito e la vitalità dei suoi abitanti.
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