La maldicenza sposa arte, poesia e prosa

L’associazione Devoti di Sant’Agnese lancia il bando per elaborati in lingua o in dialetto
L’AQUILA. La maldicenza come espressione della tradizione locale. Come connubio perfetto tra aquilanità e ricerca della verità, al di là del mero pettegolezzo di piazza. Uno strumento di forte valenza sociale e leale controversia. Per rafforzare l’identità della festa di Sant’Agnese, nella sua più profonda accezione letteraria, l’associazione culturale “Confraternita aquilana dei devoti di Sant’Agnese”, con il supporto di tutto il comitato organizzatore, ha pubblicato il bando relativo all’edizione 2017 del “Concorso d’arte varia” sulla maldicenza, nell’ambito del fitto programma del Pianeta maldicenza, realizzato in collaborazione con il Comune dell’Aquila. Gli elaborati, in lingua o in dialetto, di poesia, prosa o sketch, a firma di singoli autori o delle Confraternite e delle congreghe, dovranno essere contenuti nel limite massimo di esecuzione di sei minuti. Possono essere presentati fino al 17 dicembre, come da bando integrale pubblicato sul sito www.maldicenza.it. Le opere selezionate saranno presentate al pubblico al ridotto del Teatro comunale, il 15 gennaio 2017, in occasione della grande manifestazione cittadina del Pianeta maldicenza, che anticipa la tradizionale ricorrenza di Sant’Agnese, il 24 gennaio. La designazione del vincitore, il cui nome diventerà di dominio pubblico solo al momento della premiazione, sarà affidata a una giuria popolare e, contemporaneamente, a una giuria artistica formata da rappresentanti delle diverse istituzioni culturali aquilane. Alla Confraternita vincitrice verrà assegnato il labaro “Palio di Sant’Agnese”, mentre l’autore del lavoro premiato verrà svelato nel corso della cerimonia in piazza Palazzo, quando il sindaco dell’Aquila, Massimo Cialente, gli consegnerà la targa di “Agnesino 2017”. Il concorso rientra nel pieno spirito del Pianeta maldicenza, che promuove la festa di Sant’Agnese come un momento di riflessione e di critica costruttiva sugli accadimenti cittadini e non solo. Al centro della critica, dunque, non chi dice il male, ma “il dire male del male”: una versione rinnovata e costruttiva dell’antico pettegolezzo aquilano, che larga parte ha avuto, nel corso dei secoli, nella tradizione agnesina tutta aquilana, che annualmente si rinnova in nome della goliardia e del leale antagonismo di lingua.

