«La mia famiglia è stata distrutta da due giovani ubriachi alla guida»

Sandro De Vecchis ricorda gli anziani genitori Albino e Filomena, morti nello schianto di sabato sera: «Ora vogliamo giustizia, quella negata per la scomparsa di mia nipote Serena. Sì a pene severe»
MONTEREALE. Il dolore e la rabbia. «Due ubriachi mi hanno portato via prima mia nipote e ora i miei genitori». Sandro De Vecchis pronuncia queste parole 12 ore dopo la scomparsa della madre Filomena Croce, 36 ore dopo quella del padre Albino, vittime a 81 anni dell’incidente stradale di sabato sera a Marana di Montereale. Lo fa tra le lacrime di chi sta vivendo una tragedia – l’ennesima – ma con il coraggio, la forza e la dignità di mostrarle pubblicamente rispondendo al Centro. Le comunità dell’Aquilano e dell’Alto Aterno si sono strette intorno a lui, alla sorella Anna e alla loro famiglia, che solo quattro anni fa aveva già vissuto la tragedia della morte di Serena Durastante, la mamma di 32 anni vittima di un incidente proprio lungo la statale 260 Picente, come i suoi nonni Albino e Filomena.
«Possiamo solo sperare che venga fatta giustizia. Ma ci siamo già passati, giustizia non è stata fatta per mia nipote», dice con amarezza, facendo riferimento al patteggiamento di tre anni e mezzo accordato al giovane studente che era alla guida dell’auto che provocò l’incidente in cui morì. Rischiava 12 anni di carcere.
«Certo, quella è una strada maledetta e ci vogliono più controlli, ma le forze dell’ordine non possono essere lì per 24 ore al giorno. Servono pene più severe per chi guida ubriaco. Bisogna scoraggiare le persone a farlo. Sono troppi i giovani che si mettono alla guida dopo aver bevuto. E sono troppi i morti sulla strada, bisogna intervenire, bisogna sollevare il problema».
Poi, dopo la rabbia, torna il dolore. «Mio padre e mia madre erano persone buone, amate e rispettate da tutti. Il grande affetto ricevuto in queste ore terribili sta a dimostrarlo», continua commuovendosi di nuovo. «Hanno fatto una vita di sacrifici e di lavoro, hanno dato tutto per la famiglia. E hanno sofferto tanto per la scomparsa di Serena. Non è accettabile quanto accaduto alla nostra famiglia».
L’ULTIMO SALUTO
La famiglia – e l’intera comunità sotto choc – attende di poter dare l’ultimo saluto ad Albino e Filomena. Compiranno l’ultimo viaggio insieme, così come insieme avevano raggiunto il traguardo dei 60 anni di matrimonio solo poche settimane fa. I funerali potrebbero tenersi giovedì oppure sabato nella chiesa della Madonna delle Grazie di Marana.
LE INDAGINI
La data dei funerali dipenderà da quando la Procura riconsegnerà le salme ai familiari. Ieri il pm Marco Maria Cellini ha infatti affidato al medico legale Giuseppe Calvisi l’incarico di effettuare l’autopsia sulle due salme. Dall’esame ci si aspetta soltanto la conferma di quanto ormai la ricostruzione dei carabinieri sembra aver in larga parte chiarito. Albino è morto sul colpo, Filomena, estratta viva dalla Y10, si è invece spenta il giorno dopo all’ospedale San Salvatore dell’Aquila, dove era stata operata ma versava in condizioni disperate.
Intanto si trova nel carcere di Preturo I.B., il 28 enne di origini romene ma residente a Montereale, ferito ma non grave, arrestato con l’accusa di duplice omicidio stradale. Secondo i test era alla guida in stato di ebbrezza. L’udienza di convalida potrebbe tenersi tra oggi e domani. Il giovane è difeso dall’avvocato Monica Badia, la famiglia delle due vittime da Ernesto e Massimiliano Venta.
LO SCHIANTO
Il giovane era alla guida della Panda rossa che da Montereale procedeva verso L’Aquila. A bordo c’era un altro ragazzo. Erano le 20.15 circa. L’auto ha invaso la corsia opposta di marcia dopo la semicurva all’uscita del rettilineo che taglia Marana, vicino al cimitero. Si è schiantata con la Y10 su cui viaggiavano i due anziani, che tornavano alla loro casa di Marana – a 400 metri circa dal luogo dell’incidente – dopo essere stati all’ospedale San Salvatore a trovare un familiare ricoverato (e non dalla festa di laurea della nipote, come emerso inizialmente). L’anziano è rimasto incastrato tra le lamiere accartocciate della sua auto: si è reso necessario l’intervento dei vigili del fuoco per estrarlo, ma non c’era già niente da fare. La moglie Filomena è stata invece rianimata e poi portata al San Salvatore.
OTTO CHILOMETRI DI DISTANZA
Solo otto chilometri separano il punto in cui sono morti i nonni sabato sera, da quello – tra Pizzoli e Barete – in cui perse la vita nell’aprile del 2019 Serena Durastante. Erano le 5.30 del mattino e la giovane mamma e infermiera stava andando al lavoro da Cesaproba all’Aquila a bordo della sua utilitaria. Sull’auto che invase la corsia opposta, provocando lo schianto frontale, viaggiava un 22enne che tornava a Cagnano Amiterno da una festa. Lei morì sul colpo, lui fu arrestato perché ubriaco. Nel 2020 la condanna a tre anni e mezzo, grazie allo sconto della pena per la giovane età, il fatto che fosse incensurato e il patteggiamento.
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