«La nostra Zlata e il cuore dell’Aquila»

Parla la nonna della bimba ucraina nata in città: fuggite dall’orrore delle bombe
L’AQUILA. «Siamo riuscite a fuggire sotto i bombardamenti e abbiamo guidato per cinque giorni fino in Italia. La nostra città è stata completamente distrutta, ma l’importante è che siamo sane e salve. Qui noi e la nostra Zlata abbiamo ritrovato la luce». Si commuove Natasha mentre ripercorre l’orrore dei bombardamenti, i giorni trascorsi nel bunker al freddo e senza cibo e il momento in cui ha trovato il coraggio di scappare per portare in salvo la figlia incinta al nono mese di gravidanza e il nipotino. Natasha è la nonna di Zlata, la prima bimba ucraina nata all’Aquila. «Quando ci hanno bombardati, era il 24 febbraio alle 5 del mattino, abbiamo dovuto lasciare la nostra casa di tutta fretta portando con noi solo i documenti e quello che avevamo addosso per rifugiarci in un garage», ricorda la donna, «per una settimana abbiamo sentito gli aerei che sganciavano bombe sulle nostre teste. Io, mia figlia Alina, incinta, e il mio nipotino Artur abbiamo patito il freddo e la fame mangiando per giorni tutti dallo stesso piatto. Il garage era talmente angusto che non riuscivamo nemmeno a respirare. È stato Oleksandr, il marito di mia figlia, a procurarci la benzina per figgire. Lui è dovuto rimanere in Ucraina senza poter tenere tra le braccia la sua bambina appena nata. L’ha vista solo in videochiamata tra mille lacrime. Abbiamo guidato per cinque giorni fino in Italia sotto i bombardamenti». Natasha vive all’Aquila con il suo compagno Gabriele, era tornata in Ucraina per assistere al parto della figlia. «Avevamo paura che la piccola Zlata nascesse senza assistenza sanitaria. Nella nostra città», spiega, «tutti gli ospedali e i punti nascita sono stati bombardati e i bambini vengono alla luce nei bunker e nella metropolitana. Appena arrivate in città ci siamo rivolte all’ospedale per far visitare Alina. Siamo senza parole per quanto è stato fatto per noi: dai medici agli infermieri del San Salvatore, fino ai volontari di Coppito che ci hanno sostenuto e che voglio ringraziare di cuore». Madre e bimba sono state trattenute per un altro giorno nel reparto di Neonatologia, diretto dalla dottoressa Sandra Di Fabio. Zlata è venuta alla luce alle 4 di sabato scorso. (f.d.m.)
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