La parrocchiale di San Gregorio vicina alla riconsegna ai fedeli

16 Settembre 2017

L’AQUILA. La frazione di San Gregorio sarà a lungo penalizzata non solo dai danni subìti a seguito dal terremoto, ma anche «dall’assenza di un programma di ricostruzione che possa ridare il volto al...

L’AQUILA. La frazione di San Gregorio sarà a lungo penalizzata non solo dai danni subìti a seguito dal terremoto, ma anche «dall’assenza di un programma di ricostruzione che possa ridare il volto al piccolo borgo e dalla decisione di lasciare invece che si sviluppasse un’edilizia totalmente anonima e a volte anche di carattere speculativo».
Una frazione che rischia di perdere la propria identità, secondo il segretario regionale ai Beni culturali per l’Abruzzo Stefano Gizzi, che spiega: «In questo senso si inserisce la riconsegna, che avverrà a breve, della chiesa di San Gregorio Magno: un importante segnale di rinascita per tutti gli abitanti della zona». Lavori finanziati dalla Russia. Il segretario sottolinea anche come «San Gregorio aveva un interessantissimo rapporto tra orti e costruito». E aggiunge: «Era caratterizzato dalla presenza delle chiuse, grossi appezzamenti fondiari contigui al paese, recinti da mura di due o tre metri di altezza, a volte con portali di ingresso, di grande rilevanza paesistica. I modelli edilizi erano misti, di tipo agricolo, a schiera, con case impostate su archi e su loggiati, di cui persistono ancora alcuni esempi. Vi erano, inoltre, due case-torri e alcune colombaie di un certo interesse. Di tutto ciò non esiste quasi più niente».
La configurazione del paese, infatti, è stata stravolta dal terremoto del 2009 e, secondo il segretario «dall’assenza di un programma di ricostruzione adeguato». Molto diverso sarebbe invece lo spazio attiguo alla chiesa, «quasi di risulta, con la chiesa posta tangenzialmente alla piazza». Lo spazio di questa piazza, dalle indagini, lascia presupporre una qualche vecchia demolizione nel tessuto urbano, forse tra Settecento e Ottocento. «A Est della piazza era notevole un loggiato databile tra la fine del 1700 e l’inizio del 1800, ora compromesso», continua Gizzi. «Ecco, quindi, che la ricostruzione della chiesa, originariamente bipartita in orizzontale, dà un segnale significativo di attenzione di rinascita per le piccole frazioni dell’Aquilano e non solo del centro storico del capoluogo». (m.c.)
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