La Perdonanza diventa missione: «Ora dobbiamo celestinizzare»

30 Agosto 2023

Il cardinale Petrocchi chiude la Porta Santa di Collemaggio e conia il termine che proietta al futuro Lascia così la sua eredità pastorale: per lui è l’ultima volta al rito sacro da capo dell’arcidiocesi

L’AQUILA. Alle 20 di ieri, quando la Porta santa di Collemaggio, sotto una leggera pioggia, è stata chiusa dall’arcivescovo Giuseppe Petrocchi e dal sindaco Pierluigi Biondi, il sipario è calato tre volte. La prima sulla Perdonanza 2023, la seconda sull’Anno della Misericordia (prolungamento dell’Indulgenza voluto 12 mesi fa da Papa Francesco) e la terza sul cardinale Petrocchi che fra meno di un anno lascerà l’incarico di arcivescovo dell’Aquila per passarlo al coadiutore con diritto di successione, monsignor Antonio D’Angelo. Per Petrocchi quindi quella del 2023 è stata l’ultima Perdonanza da capo della diocesi dell’Aquila.
Non è escluso però che il 28 agosto 2024 sia proprio lui da cardinale di Santa Romana Chiesa a essere chiamato a battere tre volte sulla Porta Santa per aprirla. Sarebbe la degna conclusione di 11 anni di governo della Chiesa aquilana e anche un modo per la città di ringraziarlo per il suo servizio pastorale. Il 2024 peraltro sarà un anno decisivo per un obiettivo al quale l’attuale arcivescovo tiene molto: quello di inserire L’Aquila nel “circuito” dei pellegrinaggi del Giubileo 2025 che potrebbe assicurare alla città non tanto, o non solo, un buon numero di visitatori, ma potrebbe “lanciare” il Giubileo aquilano in un importante circuito turistico-religioso e rendere la Perdonanza, come Petrocchi ribadisce in ogni occasione, un evento “universale” e non più locale, visto che Papa Francesco ha “nominato” L’Aquila “Capitale del Perdono” che è ben più di uno slogan a effetto.
LA CENTRALITA’ DI CELESTINO
Nella Messa che ha preceduto la chiusura della Porta Santa, l’arcivescovo Giuseppe Petrocchi ha incentrato l’omelia tutta su Celestino V (vedi decalogo nella tabella), nulla concedendo ad aspetti esteriori che pure hanno un peso nel programma della Perdonanza. Petrocchi con il discorso di ieri ha voluto lasciare alla città una sorta di “testamento”. In sostanza alla Chiesa aquilana interessano i frutti spirituali legati alla figura di Celestino, il resto è rumore di fondo, a volte anche un po’ “esagerato”. C’è da esser certi che anche sulla questione del grande palco davanti alla basilica nelle prossime settimane qualche interlocuzione col Comune ci sarà.
CELESTINIZZARE
L’ultima frase dell’omelia, chiarisce bene il pensiero del cardinale Petrocchi sulla Perdonanza. L’arcivescovo ha pure creato un nuovo termine: “celestinizzare” e uscendo fuori dal discorso scritto ha chiosato: «Ho usato questo termine perché so che gli aquilani mi capiranno» .
«Chiediamo», ha detto Petrocchi, «la grazia di celestinizzare sempre più la Perdonanza, come anche la nostra vita, trasformandole, con crescente coerenza, in luminoso riflesso, dentro la storia, del come in cielo così in terra». Ha poi ricordato le parole di Francesco nella sua visita di un anno fa: «Il Papa ha vigorosamente sottolineato che Celestino V è stato un testimone coraggioso del Vangelo, perché nessuna logica di potere lo ha potuto imprigionare e gestire. In lui noi ammiriamo una Chiesa libera dalle logiche mondane e pienamente testimone di quel nome di Dio che è misericordia. Questa è il cuore stesso del Vangelo, perché la misericordia è saperci amati nella nostra miseria». Poi il cardinale ha sottolineato: «La vera devozione a Celestino V sta nel seguire la sua dottrina e il suo esempio. Infatti, venerare fa sempre rima con imitare. La lezione di Pietro da Morrone resta attuale, perché animata dallo Spirito di Verità e di Comunione».
IL SINDACO
Il sindaco Biondi nel suo discorso di chiusura è partito da un elogio ai Negramaro (che si sono esibiti nei giorni scorsi davanti alla Basilica) quasi a voler rimarcare che gli spettacoli musicali non sono un orpello della Perdonanza. Iniziare dai Negramaro dopo che l’arcivescovo aveva parlato per 20 minuti solo di Celestino significa che fra sindaco e arcivescovo qualche “diversità” su come far “vivere” la Perdonanza resta e la cosa può essere anche “naturale”, visto che si tratta di “potere” civile e di “potere” religioso.
«Il concerto dei Negramaro è stato il capolavoro della Perdonanza 2023, perché è stato un concerto-preghiera, un evento-nemesi, un percorso di riconciliazione con il destino e di accoglimento della rifioritura», ha detto Biondi, poi continuando: «La Bolla di Celestino continua a essere il miracolo imperituro, patrimonio intoccabile dell’Aquila. Se mi chiedessero di descrivere come siamo noi aquilani direi che siamo fieri e innamorati della nostra città, anche se a volte ci strappa il cuore, come nel 2009. In questo amore c’è tutto: le vittime indimenticabili del sisma; le pietre, vecchie e nuove, dove poggiamo gli sguardi melanconici, gioiosi, critici, ammirati; la dolcezza di alcune sere d’autunno e la crudezza degli inverni; l’azzurro unico del nostro cielo e l’aria così tersa che sembra lavata nell’Aterno come facevano le nonne con le lenzuola;il centro storico che racchiude il nostro mondo fatto di storia nobile e bellezza prorompente; le istituzioni culturali, della conoscenza e della ricerca; e poi, la Bolla del Perdono che Celestino V volle consegnare alla municipalità, e della quale noi aquilani siamo gelosi custodi». Biondi ha fatto poi riferimento a Ignazio Silone e in particolare a “L’avventura di un povero cristiano”. «Silone», ha detto il sindaco, «disegna un profilo luminoso di Celestino, uomo semplice ma di grande carisma spirituale, che non può giungere ad alcun compromesso per conciliare i doveri del trono con i principi di vita di un credente autentico. Leggere “L’avventura di un povero cristiano” significa riflettere sulla figura di Celestino con il linguaggio dell’arte, così come le stesse figure principali del corteo storico della Perdonanza 2023 onorano la cultura nei rispettivi linguaggi artistici. Una scelta questa ispirata dalla candidatura dell’Aquila a Capitale italiana della cultura 2026 ma, sopra tutto, dall’azione rigeneratrice svolta dalla cultura nei confronti delle comunità da riconnettere dopo il 6 aprile 2009».
PACE IN UCRAINA
«L’Aquila della Perdonanza Celestiniana», ha sottolineato il primo cittadino, «sa che – passo dopo passo, perseverando nella fede e nell’ottimismo della volontà – la diplomazia vaticana e la diplomazia dell’Europa e degli Usa potranno portare a un trattato di pace nella guerra russo-ucraina». E ha concluso: «Facciamo entrare la luce nelle nostre vite nel nome di Celestino».
IL FUOCO E IL CORTEO
Subito dopo la chiusura della Porta Santa il sindaco ha proclamato la fine della Perdonanza 2023 e spento il braciere. È poi partito il corteo di rientro della Bolla del Perdono.
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