La prefettura scrisse: mettete in salvo i dati di Protezione civile
La nota è del 3 aprile 2009, tre giorni prima del terremoto Era documentato che il palazzo del governo fosse fragile
L’AQUILA. Nella settimana che va dal 30 marzo al 5 aprile 2009 – se la si guarda col senno del poi – L’Aquila diventa il palcoscenico di uno psicodramma con sottolineature farsesche. Da una parte gli esperti della commissione Grandi rischi che dopo un noiosissimo pomeriggio (31 marzo) aquilano se ne tornano nella capitale certi di aver fatto bene il lavoro che era stato loro chiesto: andare, chiacchierare, buttare lì qualche frase d’occasione e tornare in tempo a casa per la cena e per un bel film in tv.
Dall’altro spuntano personaggi che con altoparlanti girano la città per gridare a tutti che il terremoto sta per colpire. C’era poi il tecnico del radon Giampaolo Giuliani già tacitato dalla Protezione civile a colpi di denunce penali (per l’allarme scossa a Sulmona), che di fatto è costretto a vivere recluso in casa e a non scrivere o rilasciare dichiarazioni sull’evolversi della situazione sismica. Insomma nonostante lo “sciame” che andava avanti da sei mesi, sul capoluogo scese una cappa di “fuliggine” mirata a nascondere i problemi invece che evidenziarli e porre in atto la prevenzione possibile (che non significava evacuare L’Aquila ma informare correttamente i cittadini su quanto stava avvenendo e metterli in guardia). Invece l’unica prevenzione fu l’omertà. Se di una cosa non si parla non esiste. Eppure, qualcuno in quei giorni si preoccupò. La vicenda non è del tutto inedita. Ma se n’è scritto poco come fosse una quisquilia. In realtà è la conferma che a più livelli si era consapevoli che in caso di forte scossa L’Aquila sarebbe venuta giù come un castello di carte. Parliamo di una nota della prefettura dell’Aquila. Va innanzitutto ricordato che nei giorni in cui più alta doveva essere l’attenzione da parte dello Stato rispetto alla sicurezza dei cittadini, il capoluogo era senza prefetto. Il dottor Aurelio Cozzani, che si era insediato il 30 dicembre 2006, il 31 marzo 2009 (sempre il fatidico giorno della messa a Sant’Emidio e della gita degli esperti) aveva lasciato l’incarico per raggiunti limiti di età. Il 3 aprile 2009 dal palazzo del governo, numero di protocollo 9053, parte una lettera indirizzata ai “referenti di funzione della sala operativa congiunta” e al “dirigente del servizio di protezione civile della Provincia” con oggetto: funzionalità della sala operativa congiunta di Protezione civile. Sono le ultime 4 righe che fanno accapponare la pelle: «Si richiama altresì l’attenzione sulla necessità di tenere sempre su supporto informatico copia del materiale cartaceo nella eventualità che contingenze legate a gravi eventi calamitosi, in particolare sismici, non consentano il raggiungimento e/o l’utilizzo della sala operativa presso la prefettura, con il conseguente trasferimento, preventivamente segnalato, in altra idonea struttura». La lettera era a firma dell’allora dirigente dell’area. Il nome non ha nessun rilievo ai fini di quanto stiamo documentando. In sostanza la nota, scritta il 3 aprile, tre giorni prima del terremoto, certifica che in caso di sisma il palazzo della prefettura sarebbe venuto giù, come poi è accaduto (la foto del palazzo del governo distrutto e con la scritta tranciata basta da sola a raccontare ai posteri cosa è stato il sisma del 2009). Il dirigente che firmò quella lettera aveva forse la palla di vetro? No. Magari aveva dato uno sguardo al rapporto Barberi del 1999 e al dossier di Collabora Engineering del 2006. Tutti e due parlavano della fragilità di quel palazzo. Ma nessuno lo aveva mai detto agli aquilani.
6/continua
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