La promessa di Tajani al Festival del Sociale: «Nessuno resti indietro»

Il vicepremier è stato l’ospite d’onore dell’evento dedicato a inclusione e disabilità
L’AQUILA. La frase, scritta con un pennarello nero su un grande manifesto dell’Abruzzo per il Sociale, racconta meglio di qualsiasi discorso il senso della giornata: «Nessuno rimanga indietro!». Un messaggio lasciato dal vicepremier Antonio Tajani, pochi istanti dopo il taglio del nastro del primo Festival del Sociale “Insieme” inaugurato ieri all’Aquila. Accanto, la ministra per le Disabilità Alessandra Locatelli con un'altra promessa affidata all'inchiostro: «Prima le persone, sempre!». Due frasi, dieci impegni sottoscritti e, soprattutto, un’immagine destinata a restare: decine di ragazzi con disabilità stretti attorno ai rappresentanti delle istituzioni, non semplici spettatori ma protagonisti assoluti della manifestazione. Intorno, il Parco del Castello trasformato in una grande piazza dell'inclusione.
Sessanta stand delle associazioni del Terzo settore hanno colorato il cuore dell’Aquila con una manifestazione che andrà avanti fino a domenica, richiamando centinaia di persone fin dalle prime ore del mattino e regalando una partecipazione che ha superato le aspettative degli stessi organizzatori. Per un giorno il sociale è uscito dalle sedi delle associazioni, dalle terapie e dai percorsi di riabilitazione per occupare il centro della città, mostrando il volto di una comunità fatta di volontari, famiglie, operatori e soprattutto tanti ragazzi. Sono proprio loro il cuore del Festival. Come Lorenzo e Nicolò, dell'Associazione italiana persone Down di Teramo, che prima ancora dell'inaugurazione hanno fermato la ministra Locatelli per chiederle un selfie. Un gesto semplice, spontaneo, che racchiude il significato della parola scelta per dare il nome alla manifestazione: “Insieme”.
Non un semplice slogan, ma il filo conduttore di una giornata in cui, almeno per qualche ora, le distanze tra istituzioni e persone si sono annullate e l'inclusione è diventata qualcosa di concreto, vissuto, persino abbracciato. È Antonio Tajani a sottolineare il significato della sua presenza all'Aquila. «Guardare ai bisogni dei cittadini è fondamentale e la Regione Abruzzo è all'avanguardia da questo punto di vista. Non dobbiamo mai dimenticare e lasciare indietro chi soffre o chi ha dei problemi da risolvere».
Il ministro degli Esteri ha richiamato l'impegno del governo sul fronte delle politiche sociali e della disabilità, definendolo «una battaglia di libertà», ricordando gli interventi messi in campo per la tutela della salute, dell'ambiente, dei giovani e il recupero dei detenuti tossicodipendenti. Subito dopo è stata la ministra Locatelli a indicare l'Abruzzo come un modello nazionale. «Questa regione ha tanto da raccontare ed è un esempio per tutta Italia per la forza e la determinazione con cui ha saputo rialzarsi. Mi auguro che iniziative come questa possano nascere anche in altri territori». Per Locatelli il valore del Festival sta proprio nella capacità di mettere allo stesso tavolo istituzioni, Terzo settore, associazioni e cittadini.
«Sono giornate multidisciplinari che consentono non solo di confrontarsi, ma di mostrare concretamente ciò che ogni realtà realizza ogni giorno». Sulla stessa linea il presidente della Regione, Marco Marsilio, che ha rivendicato il cambio di passo impresso negli ultimi anni alle politiche sociali abruzzesi. «Abbiamo messo la persona al centro e oggi raccogliamo i frutti di un percorso importante», ha affermato, indicando nel Festival un'occasione preziosa per ascoltare direttamente associazioni e famiglie e trasformarne i bisogni in interventi concreti. Marsilio ha ricordato anche la crescita dei servizi sul territorio, a partire dalle strutture dedicate alle persone con disturbo dello spettro autistico, passate in pochi anni da nessuna a oltre trenta.
Ma ha anche lanciato un appello al governo sulla sostenibilità del sistema di welfare, chiedendo maggiori risorse per consentire agli enti locali e alle strutture assistenziali di continuare a garantire servizi di qualità senza essere penalizzati da tariffe ormai insufficienti. Terminati gli interventi istituzionali, il Festival è entrato nel vivo. I vialetti del Parco del Castello si sono trasformati in un percorso tra laboratori, attività educative, dimostrazioni sportive e spazi dedicati all'inclusione. Ogni associazione ha raccontato il proprio lavoro attraverso fotografie, opuscoli, manufatti e piccoli oggetti simbolici da consegnare ai visitatori. Famiglie, curiosi e tanti giovani si sono fermati a fare domande, provare le attività e conoscere da vicino un mondo spesso poco visibile. È proprio questo il risultato più evidente della prima giornata: aver aperto il sociale alla città.
Tra gli stand più animati, quello dello sport inclusivo, dove Tajani si è concesso una pausa dal protocollo. Invitato da due bambini, si è fermato a giocare a biliardino insieme all’assessore regionale Roberto Santangelo tra sorrisi, applausi e telefonini alzati per immortalare la scena. Pochi minuti che hanno restituito l'immagine di un Festival vissuto più che celebrato, nel quale le istituzioni hanno scelto di mescolarsi ai ragazzi, condividendone giochi, racconti ed esperienze. Ad aprire ufficialmente la manifestazione era stato poco prima il sindaco dell'Aquila, Pierluigi Biondi, che ha preferito raccontare tre storie invece di snocciolare dati. Quella di Doro, quarantenne rumeno che viveva in auto e oggi ha ritrovato lavoro e autonomia; quella di Gabriele, ragazzo con autismo arrivato all'Aquila perché qui ha trovato una scuola capace di costruirgli un percorso su misura; e quella di Anna, anziana rimasta sola che dormiva sotto il portico di San Bernardino e che oggi, grazie ai servizi sociali comunali, ha una casa e l'assistenza di cui aveva bisogno.
«La civiltà di una comunità», ha detto, «si misura dall'attenzione che riesce a dedicare alle persone che non hanno voce». Un concetto ripreso anche dalla viceministra del Lavoro e delle Politiche sociali, Maria Teresa Bellucci, che ha definito il Festival «un patto di solidarietà sociale» tra istituzioni e volontariato. «Per sostenere le persone più fragili il primo strumento è il lavoro, che restituisce autodeterminazione, dignità e crescita. Solo facendo squadra tra governo, Regione, enti locali e terzo settore si costruiscono politiche davvero capaci di accompagnare le persone verso una piena inclusione». A tirare le fila di una macchina organizzativa imponente è stato l'assessore regionale Santangelo, ideatore del Festival e anima del progetto.
Da mesi lavora per mettere in rete istituzioni, enti del Terzo settore e associazioni, con l'obiettivo di creare un appuntamento capace di lasciare un'eredità anche oltre questi giorni. «"Insieme" non è soltanto il titolo della manifestazione, ma il filo conduttore delle politiche sociali che vogliamo costruire», ha spiegato. «Fare rete, condividere le buone pratiche e mettere in contatto realtà che spesso operano senza conoscersi è la prima vera sfida». Sessanta stand, oltre cento relatori e trentacinque panel di approfondimento sono il risultato di questo lavoro corale. Ma il messaggio che Santangelo ha voluto lasciare all'apertura della manifestazione è soprattutto uno: il festival non vuole essere una parentesi, bensì il punto di partenza di un percorso permanente, capace di trasformare il confronto in azioni concrete e di fare dell'Abruzzo un laboratorio nazionale dell'inclusione.
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