La proposta dell’Ance: «Un patto solidale per il centro storico»

Il presidente Cicchetti invita «al dialogo costruttivo e a lavorare tutti insieme per la rinascita» L’associazione si dice favorevole alla sola interdizione dei mezzi pesanti lungo l’asse centrale
L’AQUILA. Un patto solidale tra imprese, commercianti, cittadini, residenti per non ostacolare l’attività dei cantieri, ma rendere il centro storico vivibile. A proporlo è il presidente dell’Ance, Adolfo Cicchetti, che invita «al dialogo costruttivo e a lavorare tutti per la rinascita».
Come si può conciliare l’attività di ricostruzione in centro storico con l’esigenza di rientro dei residenti e dei commercianti?
«Con il buon senso e la pazienza. È certamente positivo che gli aquilani abbiano voglia di buttarsi alle spalle il sisma e tutto ciò che lo ricorda, cantieri compresi, e che i commercianti abbiamo avuto il coraggio di scommettere sulla rinascita. Ma ostacolare con norme restrittive l’attività dei cantieri non fa che prolungare la convalescenza della città. Ci vuole un patto solidale tra noi. Non siamo categorie contrapposte. Il dialogo in corso è costruttivo e ben coordinato dall’assessore alla Mobilità, Carla Mannetti. Come rappresentanti delle imprese, non siamo in grado di eliminare completamente il problema a meno di non compromettere i tempi di ritorno alla normalità».
L’Ance ha respinto la proposta del Comune di individuare fasce orarie per l’accesso al centro storico. Quali disagi avrebbe comportato una simile opzione per le imprese?
«Il cantiere è una macchina sinergica di competenze e prestazioni che si intersecano. Modificarne una, o condizionarla a orari contingentati, comporta a cascata effetti su tutte le altre attività di derivazione e di indotto. Esistono, poi, le variabili impreviste che non consentono sempre programmazioni a orologeria. Bisogna tenere conto di molti fattori come la vicinanza tra cantieri, gli spazi ristretti di manovra, la sicurezza dei lavoratori. Già lavoriamo come se fossimo in una cristalleria, non si possono aggiungere eccessivi condizionamenti come il lavoro a fasce orarie o a turni».
L’associazione, invece, si è detta favorevole alla sola interdizione dei mezzi pesanti sull’asse centrale. Perché?
«È quella la zona dove la maggior parte dei cantieri è stata riconsegnata ed è facilmente aggirabile con l’anello di viabilità esterna. Certo, questo aumenterà un po’ il traffico sulle vie alternative, ma è giusto riconsegnare ai pedoni e al commercio almeno le zone completate. Molto si può fare anche per liberare parcheggi in centro. Le maestranze e gli operatori dei cantieri possono utilizzare i parcheggi esterni alle mura e, così, consiglieremo alle nostre imprese. C’è da evidenziare, però, che non tutti i cantieri in centro sono gestiti da imprese iscritte all’Ance. Noi possiamo fare appello, insieme al Comune, allo spirito di collaborazione e di civile convivenza sperando che vengano raccolte anche dagli imprenditori di fuori, non iscritti».
Quali ostacoli, oltre al coordinamento delle attività in centro, rallentano il processo di ricostruzione della città?
«Abbiamo bisogno di regole facilitanti l’avvio della ricostruzione pubblica. Mi auguro che l’assunzione personale della delega alla ricostruzione del premier Conte significhi una presa di coscienza sull’impellenza di questo tema, tra i più importanti del Paese. Per la prima volta la ricostruzione è comparsa tra i punti dell’intesa di governo e questo ci stimola a organizzarci, già dalle prossime settimane, con azioni di pressing, per ottenere ascolto sulle alcune proposte: fluidificazione della ricostruzione pubblica, omogeneità delle procedure rispetto a quella privata, ricostruzione delle scuole, accordo in Europa per le tasse post-sisma».
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