La Provincia restaura gli antichi “gioielli”: tra un anno il ritorno

Nuovo passo in avanti per l’ex palazzo della prefettura Nella sede torneranno anche i quadri di Teofilo Patini
L’AQUILA. Ci vorrà ancora un anno o poco più per completare la ristrutturazione dell’ex palazzo della prefettura. Questo è almeno l’auspicio del vicepresidente della Provincia dell'Aquila con delega all’edilizia pubblica Vincenzo Calvisi. Il cantiere è stato aperto nel 2016 e doveva essere già chiuso ma il ritrovamento di opere d’arte durante i lavori e altri imprevisti hanno allungato di molto i tempi.
«Speriamo», afferma Calvisi, «di poter presto riportare la sede istituzionale e gli uffici della Provincia nell’ex palazzo della prefettura in piazza della Repubblica, palazzo che è di proprietà dell’ente Provincia che ha 200 dipendenti. Questo peraltro ci consentirà importanti risparmi sugli affitti delle sedi che oggi sono nell’ordine delle centinaia di migliaia di euro ogni anno».
GLI ARREDI
La “spia” che si stanno stringendo i tempi per riportare la sede della Provincia lì dove fino al 5 aprile del 2009 c’era la prefettura viene da un decreto del presidente, Angelo Caruso, con il quale si approva il progetto definitivo per il restauro degli arredi e del grande lampadario che si trovavano nella sala che ante 2009 ospitava le riunioni del consiglio provinciale. Con una nota del 14 ottobre 2021 il Ministero della cultura-direzione generale Archeologica Belle arti e paesaggio ha comunicato alla Provincia «l’interesse storico culturale degli arredi recuperati nel post sisma 2009 dall’ex palazzo del governo e che pertanto essi sono sottoposti al regime di tutela sancito dal Codice dei beni culturali». Tali arredi vanno sottoposti dunque a un recupero conservativo «che ne permetta la successiva valorizzazione e fruizione tramite la ricollocazione all’interno del palazzo». Gli arredi ora sono conservati «in luogo idoneo» ed «essendo state espletate le attività di messa in sicurezza e catalogazione» si legge nel decreto «occorre procedere ad apposito restauro da affidare a imprese qualificate e specializzate nel settore, così come specificamente previsto dal Codice degli appalti pubblici».
I DANNI
Dal documento della Provincia si apprende che «lo stato degli arredi dopo il sisma del 2009 è tale per cui è necessario un incisivo intervento di restauro. Alcuni devono essere ricomposti tramite l’individuazione e la ricollocazione dei frammenti degli intarsi recuperati tra le macerie e che, dove assenti, andranno ricostruiti o integrati secondo le indicazioni di un restauratore qualificato. Gli arredi sono stati divisi per tipologia, per tecnica esecutiva e per requisiti specifici richiesti alle figure professionali o ditte appaltatrici che dovranno essere incaricate degli interventi. Le schede delle opere sono suddivise in quattro gruppi: arredi lignei; sedie, poltrone e divani; lampadari e appliques; opere che non sono ritenute di interesse storico artistico o che sono talmente lacunose e manchevoli di parti da non rendere opportuna la destinazione di fondi per il recupero». Il costo per l’operazione è di poco meno di 300.000 euro. Nella sala del consiglio c’erano due grandi opere di Teofilo Patini “Bestie da Soma” e “Pulsazioni e palpiti” che oggi sono nella Pinacoteca patiniana a Castel di Sangro dove Patini è nato. Finiti i lavori i due capolavori torneranno nell’aula consiliare. Anche se la scritta sulla facciata “Palazzo del governo” rimarrà, la sede della prefettura – che oggi è in corso Federico II – non tornerà nella vecchia sede che quindi sarà tutta a disposizione della Provincia che sta anche provvedendo alla ricostruzione (è stato già demolito) del palazzo in via Sant’Agostino dietro alla omonima chiesa.
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