La psicologa che ha fatto i test sui Trevallion li denigrava sui social? I giudici: «Irrilevante»

3 Settembre 2026

Respinta la richiesta di annullare la consulenza che ha bocciato la coppia: «I figli mai osservati insieme ai genitori? È suggerito ma non obbligatorio»

L’AQUILA. La psicologa che si è occupata dei test sulla famiglia del bosco pubblicava su Facebook messaggi contro i genitori? Per i giudici è «irrilevante». Così il tribunale per i minorenni dell’Aquila, nell’ordinanza con cui tiene in comunità i tre fratellini di Palmoli ma non esclude futuri «rientri presso i genitori nel fine settimana», bolla definitivamente lo scontro nato tra la coppia anglo-australiana e la psicologa Valentina Garrapetta, che ha assistito la consulente tecnica d’ufficio (Ctu) Simona Ceccoli nei test su Catherine Birmingham, sul marito Nathan Trevallion e sui loro figli. La professionista, prima di assumere l’incarico di «ausiliaria» nell’ambito del procedimento avviato dal tribunale, ha condiviso su Facebook alcuni post fortemente critici e caustici nei confronti di moglie e marito, in cui i due genitori vengono sbeffeggiati e chi li difende è accusato di cialtroneria. La famiglia del bosco, rappresentata dall’avvocato Simone Pillon, nell’ultima istanza ha dunque chiesto di annullare l’intera consulenza tecnica d’ufficio, che si è conclusa con la dichiarazione dell’incapacità genitoriale.

Un documento contestato dalla difesa sottolineando ben 15 «gravi criticità», contenute nelle note a firma dell’esperto di parte, lo psichiatra Tonino Cantelmi. La prima carenza segnalata riguarda, testualmente, «competenze e pregiudizi relativi all’operato della psichiatra Ceccoli e della Garrapetta». Cantelmi osserva: «La Ctu ha di fatto demandato all’ausiliaria l’attività clinica centrale svolta nei confronti dei tre minori, riservando a sé un ruolo prevalentemente organizzativo e di raccordo. Si tratta di una delega che, per ampiezza e incidenza, non può ritenersi né neutra né accessoria rispetto all’oggetto dell’incarico». E ancora: «Si rileva che la Garrapetta, al momento della nomina, risultava iscritta all’Ordine professionale di appartenenza da poco più di tre anni e che, secondo quanto dalla stessa dichiarato sul proprio sito professionale, non si occupava di minori. Appare pertanto difficilmente sostenibile che la stessa avesse già maturato la specifica formazione quinquennale richiesta per l’attività con minori, ovvero titoli equipollenti o analoghi».

Non solo: «La Ctu», prosegue Cantelmi, «ha affidato la valutazione psicodiagnostica dei genitori e dei minori alla Garrapetta nonostante la medesima avesse manifestato pubblicamente, mediante interventi sulla piattaforma Facebook, giudizi negativi, denigratori, svalutativi e connotati da evidente ostilità nei confronti dei genitori Catherine e Nathan Trevallion, in post datati 23, 24, 26 e 30 novembre 2025, successivamente rimossi». Già lo scorso marzo il tribunale aveva respinto l’istanza di ricusazione della Garrapetta. Nell’ultimo provvedimento, i giudici (presidente Cecilia Angrisano, relatore Roberto Ferrari) confermano quella decisione e scrivono: «Quanto alla già trattata controversia sulle qualità dell’ausiliario, se ne evidenzia l’autonoma irrilevanza, essendone l’operato e le conclusioni confluite nella relazione definitiva del Ctu, comprensiva di repliche alle osservazioni di parte».

Un’altra criticità indicata da Cantelmi è «la mancata osservazione della relazione genitori-figli». In parole ancora più semplici: la psichiatra secondo cui mamma Catherine e papà Nathan non hanno le competenze adeguate per fare il mestiere di genitori non ha mai visto, neppure in una circostanza, la coppia in compagnia dei tre piccoli. Per il consulente di parte, è «un vizio dirimente sul piano metodologico. Non si tratta di una lacuna marginale. Si tratta, al contrario, dell’omissione di uno degli accertamenti più direttamente pertinenti al quesito» posto dal tribunale alla consulente, «giacché il mandato non richiedeva soltanto di descrivere i genitori come individui, ma di valutare in concreto le loro competenze genitoriali, gli stili relazionali e la qualità del rapporto con i figli». L’osservazione genitori-figli, quindi, «è il segmento che consente di verificare direttamente la qualità dell’interazione, la responsività del genitore ai segnali del minore, la capacità di contenimento, la regolazione reciproca, la flessibilità educativa, la sintonizzazione affettiva e il concreto utilizzo del genitore quale riferimento, conforto o base di sicurezza».

Ma, secondo i giudici, neanche questa contestazione coglie nel segno: «Il testo normativo non impone affatto un metodo elettivo che preveda, pena la nullità, l’osservazione congiunta genitori-figli che, se pure suggerite dalle linee guida, non è uno strumento indispensabile per la valutazione; l’ esplicito richiamo ai “fatti osservati direttamente” dal Ctu contenuto nella norma non si declina perciò necessariamente come osservazione diretta attraverso incontri genitori-figli». Il tribunale, dunque, spiega «che debbano pienamente condividersi le conclusioni cui è pervenuta la Ctu perché basate sulla corretta applicazione di adeguata metodica, conforme ai criteri delle scienze di riferimento di cui sono stati esplicitati i modelli teorici pienamente riconosciuti dalla comunità scientifica, esaustivamente argomentate e concordanti con i dati oggettivi acquisiti». I magistrati minorili promuovono il lavoro della Ceccoli: «Il giudizio di inadeguatezza genitoriale non si fonda su pregiudizi culturali, ma sull’analisi delle funzioni genitoriali principali come prescritto dalla scienza psicologica forense». E pazienza se chi ha detto che Catherine e Nathan sono incapaci di fare la mamma e il papà non li ha mai osservati neanche per un minuto in compagnia dei figli.

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