La rassegna della discordia ecco i conti del Comune

Previsione di spesa di 72mila euro. D’Angelo difende l’operato del comitato I giovani della Sinistra aquilana: «Un flop servito a soddisfare i capricci di Biondi»
L’AQUILA. «Ogni viaggio inizia con un primo passo e il cammino intrapreso quest’anno con la Festa della montagna segna l’inizio di un nuovo percorso in cui si può e si deve migliorare avendo a disposizione, però, una solida base di partenza». Archiviata tra le polemiche la prima edizione, a fare un bilancio della manifestazione è il consigliere comunale con delega alle politiche per la montagna e vicepresidente del comitato organizzatore Daniele D’Angelo. Ma intanto, fanno discutere le spese sostenute per organizzare l’evento e il consigliere comunale Lelio De Santis invita «a pensare ai veri problemi della città», mentre il Movimento giovanile della Sinistra aquilana parla di «capriccio del sindaco Biondi».
GLI ORGANIZZATORI. «Nella manifestazione che ha animato l’area dell’Emiciclo e della Villa Comunale», afferma D'Angelo, “si è discusso delle opportunità di sviluppo delle nostre montagne che hanno potenzialità ancora tutte da esplorare: dal turismo religioso a quello storico, sino a quello che coinvolge i casali situati nelle aree montane e i percorsi in treno. Abbiamo ospitato operatori del settore e testimonial importanti, come la pluricampionessa olimpica Manuela Di Centa e c’è stato spazio per l’intrattenimento e la diffusione di conoscenze per la sicurezza in quota. Ogni cosa è certamente perfezionabile, ma ritengo sia stato fatto un buon lavoro, che ha costantemente tenuto impegnate decine di persone, affinché un evento così sentito potesse riuscire al meglio». D’Angelo fa riferimento anche alle polemiche che hanno accompagnato la manifestazione, che di fatto ha sostituito in corso d’opera il precedente Festival della montagna: «Il tutto, nonostante un inspiegabile invito al boicottaggio lanciato da alcuni esponenti delle opposizioni e da chi, in passato, ha organizzato iniziative simili lasciando zone d’ombra nelle rendicontazioni che l’amministrazione comunale fin dal suo insediamento ha cercato di illuminare e che, ancora oggi, sta provvedendo a regolarizzare. Quando si scrive da dietro una tastiera si abbia almeno il coraggio di raccontare la verità fino in fondo. L’appello a rimanere a casa, che non ha minato gli esiti di partecipazione, non ha fatto male all’appuntamento in sé, ma all’Aquila e alla sua immagine».
LE SPESE. La manifestazione, stando al bilancio di previsione approvato dalla giunta, è costata 72mila euro, di cui 60mila stanziati dal Comune (programma Restart) e 12 mila arrivati dagli oneri degli spazi riservati alla gastronomia e al ristoro. Nel mirino è finita soprattutto la somma stanziata per comunicazione, marketing e pubblicità, pari a 17mila e 300 euro, cioè un quarto dell’intero budget. Altri 15mila euro sono stati impegnati per le attività outdoor e sportive, 5.500 euro per l’installazione del villaggio tra palchi, gazebo e strutture, 5.150 euro per l’animazione musicale, 3.000 euro per la sicurezza, 4.000 euro per la Siae, 5000 euro per l’ospitalità e i viaggi, 6.000 euro per il service outdoor e 11.050 euro per i compensi del programma che si è svolto all’auditorium Renzo Piano.
I COMMENTI. Per De Santis va cambiata rotta: «Sono mesi che L’Aquila è sommersa da nuvole di polemiche inutili e dannose su eventi culturali importanti, ma non centrali per la rinascita della città, che hanno riguardato la Perdonanza, il Festival degli incontri, la Festa della Montagna. Sono manifestazioni costose, che possono essere utili e qualificanti se gestite in modo partecipato e lungimirante, ma diventano inutili e laceranti se gestite con spirito di parte o con intento politico, com’è avvenuto, senza un progetto serio di promozione culturale e turistica della città». Secondo i giovani della Sinistra aquilana, «l’unico obiettivo della manifestazione è stato propagandare il proprio credo politico. Pochissime persone ai dibattiti, pochi al concerto finale, la città quindi non ha risposto, nonostante gli aiuti di qualcuno e non si parli di boicottaggio, questa è palese incapacità organizzativa e totale assenza di visione».
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