La Regione ordina la fusione, Teramo ricorre

11 Gennaio 2020

Decreto sblocca l’impasse per l’unificazione tra i due enti. Ma l’atto viene subito impugnato al Tar dall’ente aprutino

L’AQUILA. La Regione Abruzzo sblocca l’impasse che si era venuta a creare per il completamento della fusione tra le Camere di Commercio dell’Aquila e Teramo approvando il decreto che individua il numero dei seggi spettanti a ciascuno dei settori economici in quello che sarà il consiglio del nuovo ente camerale (che assumerà il nome di Camera di commercio del Gran Sasso). Ma Teramo non ci sta e prepara un ricorso contro il provvedimento.
IL DECRETO. A dare l’annuncio dell’approvazione del decreto sono stati direttamente il presidente Marco Marsilio e l’assessore regionale alle Attività produttive Mauro Febbo: «A seguito di contatti intrattenuti con i vertici nazionali di UnionCamere e del Mise, è stata confermata la necessità di procedere con l’urgenza del caso agli adempimenti di competenza regionale poiché è impossibile immaginare un ripensamento rispetto a una procedura che ha visto già decine e decine di fusioni avvenute. La Regione non può più rinviare o esitare senza un giustificato motivo la procedura disciplinata dalla legge sul riordino delle Camere di commercio, peraltro assunta con atto volontario. Con il decreto, sono determinati i settori economici rappresentati nel consiglio della Camera di Commercio del Gran Sasso d’Italia e il numero dei seggi spettanti a ciascuno di essi come segue: 2 seggi per il mondo agricolo, 4 quello artigianale, 5 industria, 5 commercio, 1 cooperative, 2 turismo, 1 trasporti, 1 credito e assicurazioni, 3 servizi alle imprese e 1 altri settori per complessivi 25 seggi da attribuire alle categorie economiche. Mentre altri 3 seggi vengono assegnati rispettivamente uno alle organizzazioni sindacali dei lavoratori, uno all’associazione a tutela dei consumatori e uno all’ordine dei liberi professionisti per un totale di 28 seggi. Successivamente, ogni associazione di categoria dovrà designare nominare i propri componenti in seno al consiglio e alla giunta. Al di là dell’obbligatorietà dell’applicazione della norma di legge, riteniamo che il processo di fusione rappresenti un rafforzamento del sistema camerale regionale».
IL FRONTE AQUILANO. In una conferenza stampa tenutasi ieri mattina nella sede della Camera di Commercio dell’Aquila, il presidente Lorenzo Santilli ha voluto specificare che quello della Regione Abruzzo è «un atto dovuto», che nulla ha a che fare, dunque, con la diffida che la stessa Camera di Commercio dell’Aquila aveva inoltrato qualche giorno fa. «La scelta di procedere con la diffida, che era rivolta alla Regione e non alla Camera di Commercio di Teramo, alla quale l’avevamo inviata soltanto per conoscenza, è stata una decisione presa in autotutela, dovuta al fatto che il nostro collegio dei revisori aveva paventato un possibile rischio di danno erariale qualora non fosse stato portato a termine l’iter della fusione». Per il completamento dei prossimi step, secondo Santilli, ci vorranno tra i 60 e i 90 giorni. Il nuovo ente camerale, ha poi specificato Santilli, che si è però chiamato fuori dalla corsa alla futura presidenza, avrà due sedi distinte, ciascuna con funzioni diverse, e potrà contare su un patrimonio netto di circa 17 milioni di euro, oltre la metà dei quali (nove milioni) “portati in dote” dalla Camera di Commercio dell’Aquila.
IL NIET DI TERAMO. Quasi contestualmente rispetto alla conferenza stampa di Santilli, però, si è appreso che la Camera di Commercio di Teramo ha deliberato, nel corso di una giunta, l’opposizione, tramite ricorso al Tar, al decreto della Regione, avvalendosi del patrocinio dell’avvocato Carlo Scarpantoni del Foro di Teramo.
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