La rinascita del Villino Cimarosa: venduto alla Fondazione Carispaq

Operazione all’asta per 230mila euro. Diventerà un edificio culturale e per aggregazione sociale Risale al 1916 e rappresenta uno dei simboli storici della città ricostruita dopo il sisma del 13 gennaio
AVEZZANO. La Fondazione Carispaq si aggiudica il Villino Cimarosa per 230mila euro (prezzo a base d’asta). Una svolta dopo anni di polemiche per lo stato di degrado in cui si trova una delle pochissime testimonianze storiche della città rinata dopo il terremoto del 13 gennaio 1915. Villino che si trova a Borgo Pineta- Il significato storico dell’edificio risale alla prima Guerra mondiale, quando nella zona nord c’era il campo di concentramento dei prigionieri austro-ungarici.
LA VENDITa
L’alienazione dello storico edificio di proprietà del Comune di Avezzano era stata autorizzata dal ministero della Cultura, previa istruttoria della Soprintendenza e parere favorevole della commissione regionale per il Patrimonio culturale dell’Abruzzo con le seguenti prescrizioni: «Il bene verrà tutelato attraverso un riuso che non ne comprometta la testimonianza storica e architettonica; dovrà essere mantenuto in condizioni di decoro attraverso interventi di manutenzione, restauro e risanamento conservativo mirati alla conservazione degli elementi di pregio; non potrà essere destinato ad altri usi suscettibili di arrecare pregiudizio alla fruizione pubblica o comunque non compatibili con il carattere storico artistico del bene». Lo scopo dell’amministrazione era proprio quello di coinvolgere nel restauro conservativo fondazioni, onlus o privati, riqualificando un bene di pregio, da anni in pessimo stato di conservazione e spesso bivacco di senza tetto, e l’area circostante in cui sorgono una scuola e la chiesa della Madonna del Passo. Votata qualche mese fa in consiglio comunale, l’alienazione del bene aveva, però, innescato un’aspra polemica politica. Nell’avviso pubblico di vendita è specificato che «l’immobile avrà destinazione d’uso compatibile per utilizzazioni a fini culturali e sociali». La Fondazione presieduta da Domenico Taglieri è stata l’unica a rispondere all’avviso.
la storia
Il villino prende il nome dal compositore Domenico Cimarosa a cui è intitolata la strada dove venne costruito nel 1916. Pochi mesi dopo il terremoto della Marsica, il governo Salandra decise di costruire ad Avezzano il più grande campo di concentramento dell’Italia centrale, riservato ai prigionieri austro-ungarici della Prima guerra mondiale. Ciò favorì la ricostruzione di un territorio dove si era venuto a creare un vuoto generazionale non solo a causa delle perdite di vite umane nel sisma, ma anche per l’impiego sul fronte dei giovani sopravvissuti, nati tra il 1878 e il 1899. Nel 1916, esternamente al campo di concentramento, venne edificata la palazzina utilizzata come sede del magazzino-ufficio del genio militare. Nel settembre del 1920, dopo la fine del conflitto e in seguito allo smantellamento di una buona parte del campo, l’onorevole Camillo Corradini ottenne l’assegnazione gratuita dell’edificio in favore del municipio di Avezzano. Il villino, dopo un intervento di adeguamento architettonico in stile Liberty, dal 1922 al 1938 venne utilizzato come asilo che fu intitolato al Sacro Cuore. Durante la Seconda guerra mondiale la città divenne un luogo di transito dei nazisti in quanto il generale tedesco Albert Kesselring fece stabilire il proprio quartier generale nei pressi del vicino castello di Albe. Il villino fu un punto di riferimento delle SS già a partire dal 1942. Al termine della guerra la struttura ospitò l’asilo e la scuola dell’infanzia Don Bosco. Nel 1955 risultò invece già in stato di abbandono, tanto che venne occupata abusivamente.
SOTTOPOSTO A TUTELA
Nel 1993, oramai in stato di degrado, fu sottoposto a tutela e vincolato dalla Soprintendenza abruzzese. Dal 2007 gode dello status di “particolare pregio” riconosciuto dal ministero per i Beni culturali. Nei primi anni duemila la onlus Italia Nostra ha promosso lo studio di fattibilità per il restauro e il consolidamento del bene con il fine di realizzarvi un museo della memoria.
COM’è FATTO
Il Villino Cimarosa si compone di tre piani collegati da scale a chiocciola: il seminterrato (78 metri quadrati), il piano rialzato (230 mq) e il primo piano (circa 190 mq). La pertinenza totale, incluse le aree esterne, supera gli 850 mq. Venne realizzato con le tecniche antisismiche dell’epoca, utilizzando dei mattoni incastrati nei conci dei pilastri prefabbricati, realizzati con il cemento e i tondini di ferro.
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