La rivolta delle mamme contro il panino a scuola

4 Ottobre 2018

La pediatra: «L’alimentazione deve essere corretta, qui neanche le palestre» E l’avvocato: «I cibi da casa si possono consumare, lo afferma il Ministero»

SULMONA. Le disposizioni non scritte sulla necessità di portare a scuola solo panini ed evitare cibi unti, tra cui frutta e verdura, per la pausa pranzo dei bambini della scuola elementare Lola Di Stefano scatenano la dura reazione di professionisti e genitori. La prima a intervenire in qualità di pediatra e mamma è Gianna Tollis, invitando istituzioni e scuola a tutelare la salute dei bambini, tenendo conto che oltre alla mensa anche la palestra è chiusa in attesa di lavori.
«Una corretta alimentazione deriva soprattutto da una corretta abitudine alimentare: obesità e sovrappeso sono ormai vere e proprie emergenze anche in Pediatria», fa notare la Tollis, «le buone pratiche alimentari sono certamente a carico delle famiglie ma la scuola svolge un ruolo estremamente importante sia dal punto di vista educazionale, sia praticamente perché offre al bambino, nel corso di uno dei due pasti principali della giornata, la possibilità di una dieta varia ricca di frutta, verdura e legumi di cui tanto ci riempiamo la bocca durante i progetti scolastici e i convegni medici. Tutto questo a Sulmona, con l’avvio del nuovo anno scolastico, non è consentito. Le istituzioni, che dovrebbero vigilare sulla salute pubblica, hanno ritenuto opportuno far mangiare i nostri figli con il panino e non un panino con la frittata o la cotoletta e magari due fette di pomodoro, ma un panino classico, di quelli con i salumi. Perché è vietato portare a scuola cose cucinate a casa. Qualcuno potrebbe obiettare che in fondo si tratta solo di due giorni a settimana», aggiunge la Tollis, «ma da pediatra e da mamma rispondo che per mia figlia non accetto deroghe, nemmeno per due giorni a settimana».
Sotto accusa anche la chiusura delle palestre delle scuole medie Ovidio, Capograssi, Serafini e appunto della Di Stefano.
«Il panino per pranzo non è l’unico neo, seppur maligno, di questa questione», continua la pediatra, «ad aggravare la situazione giunge puntuale la sospensione dell’attività fisica prevista a scuola. Anche questa decisione imposta dal Comune è, a mio avviso, di una gravità inaudita. Le ore di educazione motoria sono estremamente importanti per un bambino costretto alla posizione seduta per la maggior parte delle ore trascorse a scuola. Non bisogna essere pediatri per intuire che dai 6 ai 10 anni si apprendono corretti schemi corporei, per evidenziare eventuali problemi e educare ad una corretta forma fisica. Non dimentichiamo, poi, che per alcuni bambini l’attività motoria a scuola è l’unico modo per praticare sport».
Altrettanto agguerrita Monica Buzzelli, avvocato e mamma di tre bambini, che l’anno scorso aveva cominciato la battaglia contro il divieto di portare a mensa i cibi cucinati in casa e ora critica la scelta dei soli panini, a discapito di altre pietanze.
«Ci sono numerose sentenze, ultima quella del Consiglio di Stato 5156 del 3 settembre», afferma, «che hanno portato il Miur a emanare la circolare del marzo 2017 che ha riconosciuto il diritto di consumare tutti i cibi portati da casa, invitando i dirigenti scolastici ad adottare una serie di cautele. I motivi per cui un genitore può preferire il cibo confezionato a casa possono essere molteplici e tutti degni di rispetto: dal motivo economico alla tutela della salute dei minori o, ancora, per le proprie convinzioni sulla dieta da seguire».
Intanto, il servizio mensa resta sospeso in tutte le scuole comunali almeno fino a novembre, finché il Comune non avrà sistemato i locali.
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