La Romania va a lezione di porta a porta con il Cogesa
SULMONA. L’economia circolare rischia di restare solo un buon proposito se non si autorizzano gli impianti di riciclo dei rifiuti. La considerazione è arrivata dall’amministratore unico di Cogesa...
SULMONA. L’economia circolare rischia di restare solo un buon proposito se non si autorizzano gli impianti di riciclo dei rifiuti. La considerazione è arrivata dall’amministratore unico di Cogesa Spa Vincenzo Margiotta ieri in occasione della conferenza stampa conclusiva della delegazione romena in visita. Le 25 persone arrivate dalla Romania sono state tre giorni in visita negli impianti di Cogesa per apprendere il modello di gestione dei rifiuti, come ha confermato Cosmin Teodoru, direttore generale del Dipartimento gestione rifiuti del ministero dell’Ambiente della Romania. «Stiamo partendo con il “porta a porta” e ci serviva un modello da replicare», ha detto, «quello di Cogesa ci è sembrato il più all’avanguardia e il più completo». Cogesa, infatti, si appresta a concretizzare nel breve periodo il processo dell’end of waste, ovvero del totale recupero dei rifiuti che diventano nuovi materiali riutilizzabili, attraverso tre nuovi impianti, uno per l’«organico e la produzione di biogas, un altro per il recupero dei pannolini su brevetto della Fater e un terzo per la produzione di materiale da cui ricavare energia dai rifiuti indifferenziati.
«La proprietà degli impianti, come caso unico in regione, fa di Cogesa una società solida e in grado di offrire servizi di qualità ai soci con tariffe molto più basse rispetto alla media nazionale», interviene Margiotta, «occorrono, però, le necessarie autorizzazioni in tempi brevi e lo snellimento delle procedure, altrimenti l’economia circolare diventa irrealizzabile. Questo rapporto avviato con la Romania rappresenta un’importante opportunità per il nostro territorio favorendo lo scambio di professionalità».
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