La scuola di musica chiede spazi

15 Ottobre 2014

L’istituto ha avuto il riconoscimento per i corsi pre-accademici del Conservatorio

SULMONA. Hanno ottenuto il riconoscimento per l’attivazione dei corsi pre-accademici del conservatorio di Pescara e ora sollecitano la concessione di locali più idonei.

Il presidente e il direttore della scuola popolare di musica di Sulmona Giulio Gianfelice e Valter Matticoli non nascondono la soddisfazione per il risultato ottenuto dall’stituzione cittadina, fondata 34 anni fa e che ora conta circa 120 allievi. In pratica, gli studenti (dagli 11 ai 18 anni) che vorranno iscriversi al Conservatorio una volta terminati gli studi di scuola superiore, (con la riforma del 1999 il Conservatorio è equiparato a un percorso di studi universitari), potranno frequentare i corsi pre-accademici in città invece di raggiungere L’Aquila o Pescara con tutti i disagi che ne conseguono.

«La scuola popolare di musica», afferma Gianfelice, «è un punto di riferimento per Sulmona e il territorio. Ora con questo accordo con il Conservatorio di Pescara è stato raggiunto un risultato molto importante. Sarà presente anche un tutor del Conservatorio che verificherà le attività svolte».

I corsi attivati sono a indirizzo classico, jazz e popolare. Alla presentazione del progetto hanno partecipato allievi, musicisti, tra cui Gaetano Di Bacco – insegnante del conservatorio di Pescara e direttore artistico della Camerata musicale sulmonese – e Beppe Frattaroli, uno dei fondatori della scuola popolare di musica, e i consiglieri (di maggioranza) Roberta Salvati e (d’opposizione) Daniele Del Monaco. «Vogliamo condividere il risultato raggiunto con gli amministratori comunali», dice Matticoli «i quali dovranno promuovere questa attività. Abbiamo bisogno di spazi più idonei e accoglienti. La cultura è di tutti ed è necessario valorizzare realtà come questa». La Scuola popolare di musica di Sulmona ha anche costituito un’orchestra composta da 50 elementi. «Non abbiamo ancora un posto dove provare», conclude Matticoli, «lanciamo un appello agli amministratori affinché valutino la possibilità di concedere locali dove fare cultura». Chiara Buccini

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