La solitudine di Padre Quirino tra il silenzio della diocesi e il mancato dialogo col sindaco
«Questa per me è una umiliazione». Padre Quirino Salomone ha parte del volto nascosto dalla mascherina ma i suoi occhi parlano più di mille conferenze stampa. Il frate che 40 anni fa ha “inventato”...
«Questa per me è una umiliazione». Padre Quirino Salomone ha parte del volto nascosto dalla mascherina ma i suoi occhi parlano più di mille conferenze stampa.
Il frate che 40 anni fa ha “inventato” la nuova Perdonanza (anche se in pochi glielo riconoscono), ha ridato dignità a decine di malati ospiti dello Psichiatrico di Collemaggio, da decenni dà da mangiare a chi non ce l’ha e qualche anno fa ha messo persino a disposizione delle persone di fede islamica una tensostruttura a uso moschea, non è stato mai amato né dai vertici della Chiesa locale e forse nemmeno dai suoi superiori che lo hanno visto spesso come – nella migliore delle ipotesi – un rompiscatole. Alla domanda se su questa vicenda della demolizione ha ricevuto la solidarietà dalla diocesi (in fondo fra le strutture da abbattere c’è una chiesa) ha risposto dopo averci pensato un attimo: «Arriverà, vedrà che arriverà». Il che significa che non era ancora arrivata.
«In questi anni», ha detto con un pizzico di amarezza, «siamo stati osteggiati in tutti i modi, abbiamo avuto più controlli fiscali e igienici noi che tutti i locali dell’Aquila. Non ci siamo mai tirati indietro, su segnalazione di prefettura e questura abbiamo dato soccorso a tutti quelli che l’hanno chiesto e tutto nel più rigoroso rispetto delle regole. Mi sono tante volte scusato e lo faccio anche oggi con quelli che hanno creduto in questo mio progetto e si sono imbarcati in un’avventura che spesso ci ha regalato solo problemi. Ma io vado avanti come ho sempre fatto».
A margine della conferenza stampa rivela: «Poco tempo fa ho incontrato il sindaco dell’Aquila in un’occasione pubblica e ho chiesto un incontro per parlare della questione oggi all’ordine del giorno. Lui mi ha dato il numero del suo cellulare, ma a quel numero prima mi ha risposto una segretaria e poi sono stato contattato da una persona che a nome del primo cittadino mi ha chiesto: senta, ma lei che problemi ha? Gli ho riattaccato il telefono».
Padre Quirino prima aveva detto: «Qui si sta dando uno schiaffo alla sacralità della buona volontà. Ma se qualcuno pensa di fermarmi si sbaglia. Io quello che ho fatto nella mia vita l’ho fatto per una vocazione precisa, che è poi quella di Francesco d’Assisi, amore e attenzione per i poveri e i più deboli.
Intendo tener fede a quella vocazione, costi quel che costi e fino alla fine». (g.p.)
Il frate che 40 anni fa ha “inventato” la nuova Perdonanza (anche se in pochi glielo riconoscono), ha ridato dignità a decine di malati ospiti dello Psichiatrico di Collemaggio, da decenni dà da mangiare a chi non ce l’ha e qualche anno fa ha messo persino a disposizione delle persone di fede islamica una tensostruttura a uso moschea, non è stato mai amato né dai vertici della Chiesa locale e forse nemmeno dai suoi superiori che lo hanno visto spesso come – nella migliore delle ipotesi – un rompiscatole. Alla domanda se su questa vicenda della demolizione ha ricevuto la solidarietà dalla diocesi (in fondo fra le strutture da abbattere c’è una chiesa) ha risposto dopo averci pensato un attimo: «Arriverà, vedrà che arriverà». Il che significa che non era ancora arrivata.
«In questi anni», ha detto con un pizzico di amarezza, «siamo stati osteggiati in tutti i modi, abbiamo avuto più controlli fiscali e igienici noi che tutti i locali dell’Aquila. Non ci siamo mai tirati indietro, su segnalazione di prefettura e questura abbiamo dato soccorso a tutti quelli che l’hanno chiesto e tutto nel più rigoroso rispetto delle regole. Mi sono tante volte scusato e lo faccio anche oggi con quelli che hanno creduto in questo mio progetto e si sono imbarcati in un’avventura che spesso ci ha regalato solo problemi. Ma io vado avanti come ho sempre fatto».
A margine della conferenza stampa rivela: «Poco tempo fa ho incontrato il sindaco dell’Aquila in un’occasione pubblica e ho chiesto un incontro per parlare della questione oggi all’ordine del giorno. Lui mi ha dato il numero del suo cellulare, ma a quel numero prima mi ha risposto una segretaria e poi sono stato contattato da una persona che a nome del primo cittadino mi ha chiesto: senta, ma lei che problemi ha? Gli ho riattaccato il telefono».
Padre Quirino prima aveva detto: «Qui si sta dando uno schiaffo alla sacralità della buona volontà. Ma se qualcuno pensa di fermarmi si sbaglia. Io quello che ho fatto nella mia vita l’ho fatto per una vocazione precisa, che è poi quella di Francesco d’Assisi, amore e attenzione per i poveri e i più deboli.
Intendo tener fede a quella vocazione, costi quel che costi e fino alla fine». (g.p.)

