La storia di Accursio, un aquilano in Europa

La docente Mantini tratteggia la personalità dell’ambasciatore che trattò con gli spagnoli nel XVI secolo
L’AQUILA. Si è svolto a Pavia un convegno internazionale su Mariangelo Accursio (1489-1546), epigrafista e ambasciatore nelle corti d’Europa nato all’Aquila. Il convegno è stato organizzato dal Dipartimento di studi umanistici dell’Università di Pavia. Tra i relatori la docente dell’università dell’Aquila Silvia Mantini, che ha parlato del ruolo di diplomatico di Accursio. «Mariangelo Accursio, nato e noto all’Aquila, fu ancor più conosciuto a livello europeo per il livello scientifico della sua cultura e delle sue straordinarie doti di epigrafista, poeta e filologo», scrive Mantini in una nota, «che lo portarono a essere accolto nelle più importanti corti dell’imperatore Carlo V e, come ha scritto il professor Stefano Rocchi, ideatore del convegno, dei banchieri Fugger. Negli incontri di studio di Pavia ci sono stati interventi di importanti filologi, studiosi di epigrafia classica e latinisti come Paola Di Capua, Daniela Gionta, Giusto Traina, Stefano Rocchi, Gavin Kelly e Immacolata Eramo nella prima giornata e nella seconda di Marco Buonocore, Silvia Orlandi e Stefano Andronio. Per il suo prestigio Mariangelo Accursio fu scelto dal Comune dell’Aquila per una missione che lo vide agente alla corte di Carlo V per perorare la causa della reintegra delle terre del contado nella città, separate dall’Aquila dopo la rivolta antispagnola del 1528. A causa di questo conflitto la corona spagnola punì la città con la costruzione del Forte spagnolo, con il pagamento della tassa del Taglione e con la perdita dell’Aquilana libertas, cioè la fine della giurisdizione dell’Aquila sulle terre del comitatus. La missione di Accursio fu molto faticosa: raggiungere l’imperatore, come confermano le ricerche storiche, attraversando l’Europa per parlare con Carlo V che spesso era appena ripartito poco prima dell’arrivo del diplomatico aquilano, fu un’operazione molto impegnativa. Accursio alla fine riuscì a raggiungere l’imperatore e a ottenere una trattativa. Il Comune tuttavia non fu soddisfatto e non pagò le missioni di Accursio che molto si era speso per la causa aquilana. Dai molti fondi documentari conservati nella Biblioteca Ambrosiana di Milano, gli Archivi spagnoli e l’Archivio di Stato dell’Aquila emerge l’immagine di un personaggio riservato, di grandi doti intellettuali e di raffinata cultura classica che ne fecero una figura di alto profilo all’interno delle corti dell’imperatore Carlo V e dei banchieri Fugger. Sindaco dell’Aquila, sentì la responsabilità della sua missione diplomatica, ma non fu premiato dal governo della città che, non paga delle regole della negoziazione, rifiutò il rimborso delle sue missioni. L’esito dell’ambasceria non fu positivo per la lentezza delle pratiche e la resistenza dei feudatari, ma rimase un dibattito aperto per i secoli successivi, caratteristico di quella dialettica centro e mondo extramoenia presente, sotto diversi profili, fino ai giorni nostri». (g.p.)

