La studiosa rivela: «Quel capitano tornò in segreto a Filetto»

Defregger ordinò l’eccidio: nel dopoguerra venne in paese «Era diventato prete ma non chiese perdono per i 17 martiri»
L’AQUILA. Nel 2024 saranno 80 anni dall’eccidio nazista che il 7 giugno 1944, nella frazione aquilana di Filetto causò 17 vittime che furono, in parte, bruciate. A far eseguire il massacro fu un oscuro (all’epoca) capitano dell’esercito teutonico, Matthias Defregger che nel dopoguerra fece “carriera” nella Chiesa fino a diventare vescovo ausiliare di Monaco di Baviera. Defregger, dopo lo scoop di un giornale tedesco che nel 1969 ne rivelò il passato da criminale di guerra, visse fino alla morte (1995) a Poking, comune della Baviera, che gli intitolò una strada. Nel 2020, su incarico del Comune, una ricercatrice ha aperto gli occhi alla popolazione locale e la strada, prima dedicata a Defregger, è diventata via Filetto. Un anno fa il sindaco e una delegazione di amministratori hanno fatto visita al paese “teatro” della strage. I filettesi di recente hanno ricambiato la visita. Ieri, nella sede del centro sociale “Il Moro” a Filetto, si è svolta una conferenza stampa nella quale i membri del Centro sociale, dell’associazione Felecta, numerosi cittadini e – in collegamento dalla Germania – il sindaco di Poking, Rainer Schnitzler e la storica che ha curato le ricerche Marita Krauss, hanno ribadito che le due comunità, dopo essersi incontrate per fare memoria di un evento tanto drammatico, hanno stretto un’amicizia simbolo universale di pace e riconciliazione.
RESTò NAZISTA?
Durante l'incontro sia il sindaco che la storica (grazie all’interprete Sandra Sedlmaier) hanno svelato altri particolari finora inediti della vita post-bellica, di Defregger. È stata sottolineata la sua “doppia colpa”: quella di aver fatto eseguire la strage e soprattutto quella di non avere, in seguito, chiesto perdono. È emerso che da prete e poi da vescovo l’ex capitano non aveva mai rotto definitivamente con circoli militari nostalgici e questo “giustificherebbe” il suo “timore” a fare pubblicamente ammenda.
IL MISTERO SUL RITORNO
Una cugina di Defregger ha detto alla studiosa che l’ex capitano, già prete, sarebbe tornato nel dopoguerra nel paese martire e avrebbe pregato sulle tombe delle vittime. Ma nessuno a Filetto ricorda di averlo visto.
L’AMNESIA
È stato poi rivelato che a Poking, sin dal 1969, si sapeva del passato del vescovo, ma il fatto che fosse stato “assolto” dalla giustizia tedesca aveva provocato una sorta di amnesia collettiva. «Io da ragazzino ho fatto il chierichetto a Defregger», ha detto il sindaco, «ci veniva detto che quello che aveva fatto il vescovo era una sorta di peccato veniale. Noi nuove generazioni, presa coscienza di ciò che era accaduto realmente, abbiamo deciso di ricordare, di approfondire, di non nascondere nulla e chiedere perdono agli eredi delle vittime».
LA CHIESA
Anche la chiesa tedesca fu “silente” su Defregger, cosa che ha riconosciuto l’attuale arcivescovo di Monaco, cardinale Reinhard Marx, che a inizio luglio ha incontrato la delegazione di Filetto e ha chiesto perdono anche a nome dei suoi predecessori.
L’OSPITALITà
Durante l’incontro ci sono stati momenti più “leggeri”: la promessa di rivedersi presto e, da parte tedesca, la “nostalgia” degli arrosticini dei filettesi.
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