La sua abitazione è inagibile «Da agosto dormo in auto»

È senza un tetto e i lavori di riparazione dell’appartamento non sono finiti L’uomo, un 49enne, chiede un alloggio popolare: «Non ho i soldi per l’affitto»
SULMONA. Dorme dallo scorso 13 agosto in macchina avendo dovuto lasciare la sua casa in via Tratturo perché dichiarata inagibile. La storia di Bruno Trinchini, 49enne sulmonese, è un intreccio disperato di ritardi burocratici e terremoti che si sono susseguiti da quello del 6 aprile del 2009.
Già l’anno successivo al sisma che colpì il centro Abruzzo, la sua casa venne dichiarata inagibile con conseguente ordinanza di sgombero. Dopo una serie di interventi tampone, il provvedimento venne revocato, lasciando l’uomo nel suo appartamento. Poi altre verifiche sul fabbricato della frazione Tratturo hanno imposto una nuova ordinanza di allontanamento dalla casa giudicata insicura. Da allora, cioè da più di due mesi ormai, il 49enne dorme in macchina. A sette anni dal sisma, infatti, sono ormai cessati i contributi per l’autonoma sistemazione e i ritardi della burocrazia hanno condannato a una vita precaria il 49enne. Probabilmente se la pratica del suo appartamento avesse viaggiato più velocemente, senza perdersi tra un ufficio e l’altro della ricostruzione, l’uomo non si troverebbe in queste condizioni. Così, da agosto, non potendosi permettere una casa in affitto, è costretto a vivere in auto.
«Era prevista un’ordinanza di sgombero già dal 2010», racconta Trinchini, «ma con piccoli interventi tutto si era risolto. Un nuovo ordine di sgombero, invece, è arrivato quest’estate». L’appartamento, infatti, rientra tra quelli che necessitano di interventi strutturali nell’ottica della ricostruzione privata.
Tutt’altro che una benedizione per l’uomo che lavora all’ospedale di Castel di Sangro e che si appresta a passare l’inverno nella sua auto. «Mi sono fatto due conti e mi è praticamente impossibile pagare un affitto», aggiunge - dal momento che devo affrontare le spese per il viaggio e devo ancora saldare il prestito per coprire le spese dei funerali dei miei genitori. Periodicamente sono costretto a pagare b&b o alberghi dove potermi fare una doccia, mentre i vestiti li lavo nelle lavanderie automatiche. Devo mantenere una certa presenza per non perdere anche il lavoro, solo che in alcune strutture mi sono stati chiesti quasi 100 euro per una notte».
Da qui la richiesta di un aiuto concreto, cioè di un alloggio, anche piccolo e temporaneo per non passare l’inverno in arrivo all’addiaccio. «Mi basterebbe anche una stanza», chiede Trinchini, «un posto dove poter stare in attesa che terminino i lavori nel mio appartamento. Non chiedo una reggia o chissà cosa, ma solo una soluzione che mi aiuti a condurre una vita dignitosa». Il caso del sulmonese riporta di attualità l’emergenza abitativa in città, con quasi cento domande arrivate per le case popolari e nessun alloggio libero. Una situazione destinata a restare tale, col piano terra dei 64 alloggi a canone concordato della zona Peep che ospitano alcune scuole.
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