La terza volta di Cappelli: «Ora la squadra è coesa»

2 Giugno 2015

Alcuni mesi fa la fine anticipata della consiliatura e il commissariamento «Un sindaco deve avere il coraggio di lasciare se non riesce più a governare»

SAN DEMETRIO NE’ VESTINI. Con il 55,2% di preferenze Silvano Cappelli è di nuovo sindaco di San Demetrio avendo battuto con uno scarto di 145 voti la lista di Daniela Eretta. Ma a Cappelli, 45 anni e da 15 in politica – da quando cioè nel 2001 si candidò la prima volta diventando quasi subito vicesindaco – non interessa il numero dei voti conquistati. «D’altra parte», dice, «ero abbastanza sicuro di farcela. La squadra ora è coesa e non si ripeterà ciò che è accaduto nella passata legislatura, quando sono stato costretto a dimettermi, in anticipo sulla scadenza naturale della consigliatura, per mancanza di dialogo con la mia maggioranza. Cosa che aveva trasformato l’amministrazione in un percorso ad ostacoli. Le dimissioni, che hanno aperto la strada al commissariamento che ha traghettato il Comune verso le elezioni, sono state un atto necessario». Quella di ricandidarsi per la terza volta «non è stato un ritorno sui miei passi», spiega il sindaco, «ma un nuovo inizio. D’altra parte, “meglio vincere con uno scarto di 145 voti ma avere una squadra coesa, che arrivare al traguardo con 400 voti in più e non riuscire fare nulla. Venni eletto con una maggioranza che ha avuto l’80% dei voti», ricostruisce Cappelli, «ma non c’era unità d’intenti e non sono riuscito a portare avanti il mio programma. Per questo motivo ho chiuso con quella maggioranza e ho deciso di ricominciare da capo. Non era importante vincere, questa volta, ma ridare voce ai cittadini. La politica ha delle regole ben precise e io ci credo: si deve essere utili alla cittadinanza e un sindaco ha il dovere di dimettersi se non ha più pieni poteri».

Cappelli riparte con una squadra nuova (eccetto 2 consiglieri), giovane, composta da professionisti e impiegati pubblici «che capiscono di amministrazione. C’è da mettersi subito al lavoro», dice, «perché i problemi sono tanti, a cominciare dalla ricostruzione». (m.g.)

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