«La vittima un alpinista inesperto»

Tragedia in montagna, in aula un testimone della parte civile
L’AQUILA. Alle ultime battute il processo sulla tragedia in montagna nella quale proprio tre anni fa morì il giovane aquilano Massimiliano Giusti. Sotto accusa, per non avergli prestato soccorso (ma la difesa contesta radicalmente questo assunto), si trova un suo amico che era salito con lui, Paolo Scimia. La vittima perse l’orientamento a causa di una bufera improvvisa e venne trovato morto. Di lì l’incriminazione del superstite per omicidio colposo.
Ieri è stato ascoltato un teste dell’accusa, un amico della vittima il quale ha sostenuto che Giusti era comunque una persona poco esperta di escursioni ad alta quota sul Gran Sasso e che non sarebbe stato nemmeno in possesso di un’adeguata attrezzatura. Una testimonianza portata all’attenzione del giudice Giuseppe Grieco dalle parti civili rappresentate dagli avvocati Roberto Madama e Beatrice Rizzi.
Il processo è stato poi aggiornato al 3 aprile data nella quale saranno sentiti altri testimoni, ma di segno diverso. L’intenzione del giudice è di chiudere l’istruttoria in quella data per poi arrivare a una sentenza.
L’accusato è assistito dall’avvocato Ferdinando Paone.
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