Lampioni di piazza Duomo, altra bocciatura

16 Maggio 2023

Il presidente di Italia Nostra contesta l’operato dell’amministrazione: «Scelta totalmente errata»

L’AQUILA. Ancora una “bocciatura” per i lampioni di piazza Duomo, destinati a sostituire quelli precedentemente scelti dal noto architetto cittadino Giuseppe Santoro. Questa volta a bacchettare le decisioni dell’amministrazione comunale è il presidente dell’associazione culturale Italia Nostra, Vincenzo Giusti, che – in una lunga nota – parla di «scelte errate» e di «dissonanze visive ed estetiche» e chiede «forme partecipate di condivisione» sulle scelte importanti per il restyling della città e «il riutilizzo altrove dei preesistenti lampioni». Il presidente, tuttavia, critica a più ampio raggio «le soluzioni adottate per gli importanti lavori di pavimentazione e arredo urbano che stanno interessando la nostra città. Lavori» spiega, «che non ci hanno certo entusiasmato. Tutt’altro. Con accenti diversi avremmo potuto criticare quanto realizzato, come abbiamo fatto per le gradinate davanti alla porta Santa di Collemaggio e per i lavori in piazza Regina Margherita. Ad esempio. Per restare in tema di lampioni e in piazza Regina Margherita» continua, «come si fa a non chiudere metaforicamente gli occhi ogni volta che lo sguardo cade su quei tubi metallici piegati e incrostati da incoerenti diverticoli illuminanti?». Il problema, secondo Giusti, è di metodologia di intervento: «Non c’è in gioco solamente qualche lampione, ma un principio di carattere generale, una delle problematiche più controverse del dibattito architettonico e urbanistico in tema di interventi nei contesti storici: il diritto del moderno ad essere presente con i suoi specifici caratteri», spiega. «Per questo motivo riteniamo importante intervenire, a ragione del fatto che le scelte progettuali finora perseguite evidenziano soluzioni a nostro parere errate, che presumibilmente troveranno ulteriori applicazioni». In particolare, sui lampioni in piazza Duomo, ammonisce: «Non è sostenibile, come alcuni affermano, che essi siano ispirati a quelli visibili nelle cartoline di piazza Palazzo dei primi decenni del Novecento. A nostro avviso, l’eccessiva essenzialità della forma e, soprattutto, la loro incongrua altezza, tradiscono sempre e comunque la contemporaneità di cui sono espressione. Questa città ha così perso, ancora una volta, l’occasione di riqualificarsi nella modernità senza rinunciare alla bellezza». (m.c.)
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