L’Aquila. La figlia di Benso pretende verità: «Voglio lo scheletro di mio padre»

La donna ha nominato un legale e un consulente tecnico che affiancheranno il lavoro degli inquirenti. «Non mi accontento del test del Dna: perché quel cranio è finito lì? E dove si trova il resto del corpo?»
ROCCA DI CAMBIO
A due anni dalla scomparsa di Marco Benso, l’ex dirigente romano svanito nel nulla il 29 luglio 2024 a Rocca di Cambio, e a pochi giorni dal ritrovamento di un frammento di calotta cranica a 1.700 metri di quota, sul Monte Cagno, «la vicenda di mio padre non può e non deve essere archiviata». Ad affermarlo è la figlia dell’uomo, Paola Benso, attualmente in paese per seguire i rilievi dei carabinieri, che ha annunciato la nomina del proprio legale e l’intenzione di nominare un consulente tecnico di parte (medico legale-antropologo forense) che affiancherà le indagini degli inquirenti.
I DUBBI
«L’identificazione genetica o il riscontro delle placche chirurgiche non bastano a chiudere questa storia», afferma la figlia Paola. «Un frammento osseo in cima a una montagna pone più domande di quante ne evada. Vorrei sapere come mio padre sia arrivato in quel punto preciso, quando sia deceduto e, soprattutto, quale sia stata la reale causa della morte. Allo stato delle cose, paradossalmente, non possiamo nemmeno affermare se si sia trattato di una semplice scomparsa», dice. «Se fino a oggi mio padre non era stato trovato, non è perché si trovasse in un luogo inaccessibile, come anche riportato nella relazione finale della Prefettura dell’Aquila, senza sapere nemmeno come e da dove ci sia arrivato: troppo facile e troppo comodo. I dubbi investigativi sono molti, e i resoconti di questi due anni di ricerche non sempre ci hanno fornito risposte convincenti ed esaurienti. Non posso accontentarmi di un esame del DNA per avere un quadro completo. Desidererei poi che la Procura dell’Aquila disponesse immediatamente una nuova, seria, battuta di ricerca scientifica sul Monte Cagno per ritrovare il resto dello scheletro di mio padre. Non accetterò supposizioni di comodo o archiviazioni repentine basate sul semplice trascorrere del tempo. Lo devo alla dignità di mio padre». Infine l’appello da lei rivolto a chiunque abbia frequentato la zona del Monte Cagno negli ultimi due anni «affinché riferisca qualsiasi dettaglio anomalo».
LA STORIA
Marco Benso lasciò la sua abitazione estiva di Rocca di Cambio la mattina del 29 luglio 2024 in preparazione di una gara podistica. Non fece mai più ritorno a casa. E a nulla valsero le successive segnalazioni di presunti avvistamenti dell’uomo. Fino al casuale ritrovamento di un teschio da parte di due escursionisti sul monte Cagno, poi attribuito allo stesso Benso sulla base di due placche metalliche. Le stesse, a quanto pare, innestate anni fa all’uomo a seguito di una caduta con gli sci.
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