Mazzette per i lavori della Tav: arrestato geometra marsicano

Gianfranco Fontana ai domiciliari a Canistro. Indagato anche il guardiese Nicola Niki Camiscia
NAPOLI
Le tangenti pagate per i lavori della Tav Napoli-Bari, la tratta ferroviaria ad alta velocità finanziata con 5,8 miliardi di euro, hanno multiformi sembianze. Ora sono le classiche mazzette, talvolta infilate nei pacchi natalizi, fra struffoli, paste di mandorla, panettoni e vino rosato. Ora diventano posti di lavoro per i parenti. Ora hanno il luccichio di orologi di lusso che valgono mesi di stipendio di un operaio. Infine, vacanze al mare, con tanto di appartamento, ombrellone e lettini gratis. Come nel caso del geometra Gianfranco Fontana, 55 anni di Canistro, capo cantiere del consorzio di imprese Nacav, che – dicono le indagini della guardia di finanza – non solo ha intascato «plurime dazioni di denaro» e ottenuto l’assunzione di un nipote, ma se ne andava in ferie a scrocco a Baia Domizia con la famiglia al seguito, comprese le fidanzate dei figli. Il professionista marsicano è tra le dieci persone finite agli arresti domiciliari nell’ambito di un’inchiesta della procura di Napoli, coordinata dal pm Henry John Woodcock, che ha alzato il velo su un giro di corruzione con al centro subappaltatori che elargivano soldi e regali a manager e tecnici per ottenere nuovi affidamenti e corsie preferenziali nei pagamenti.
Nell’elenco dei 49 indagati c’è anche un altro abruzzese: Nicola Niki Camiscia, 50 anni di Guardiagrele, dipendente della Webuild spa, che avrebbe compiuto «attività e atti contrari ai doveri di un incaricato di pubblico servizio» in cambio di almeno un orologio di pregio, consegnato in occasione delle feste di Natale. Lui è rimasto a piede libero (la procura aveva chiesto il carcere) perché, per il giudice Federica Girardi, manca «l’attualità». Ad aver corrotto Fontana e Camiscia, secondo l’accusa, sono gli stessi personaggi: gli imprenditori casertani Raffaele e Dante Salzillo, 49 e 45 anni, al vertice della società Areco. Se si considerano anche i sette obblighi di dimora e di presentazione alla polizia giudiziaria e le tre sospensioni dall’esercizio del pubblico servizio, le misure cautelari salgono a 20. L’indagine ha portato alla luce anche una serie di episodi di caporalato: in alcuni cantieri Tav, in particolare a Grottaminarda (Avellino), è stata documentata la presenza di lavoratori di origine egiziana sottoposti a condizioni particolarmente gravose, con turni fino a 20 ore. Tra le accuse per gli imprenditori indagati anche quella di aver usato per una tratta calcestruzzo di scarsa qualità.
Secondo le contestazioni, il geometra Fontana – nativo di Avezzano – si è fatto promettere e dare dai fratelli Salzillo una mazzetta di 2.000 euro il 6 agosto 2024, un’altra almeno di uguale importo a settembre dello stesso anno e un’ulteriore «dazione di denaro di importo non noto» nell’agosto 2025. Ma non solo: avrebbe ricevuto «una somma allo stato non determinata» per acquistare una nuova autovettura e «la promessa di almeno 100.000 euro». Tra le «utilità» indebite gli inquirenti inseriscono l’assunzione alle dipendenze della Areco di un suo nipote, «con contratto di apprendistato e contributi versati, a fronte di una retribuzione (netta) riconosciuta di 4.254,80 euro».
Il giudice Girardi qualifica così Fontana: «È un soggetto sostanzialmente a “libro paga” dei fratelli Salzillo, inserito in un circuito corruttivo stabile e continuativo nel quale il compenso costituiva il corrispettivo per le agevolazioni assicurate all’impresa». Più nel dettaglio: «Le utilità ricevute o promesse non appaiono infatti occasionali né sporadiche, ma si susseguono nel tempo con modalità progressivamente più significative, sino a comprendere richieste di denaro, assunzioni di familiari e promesse di somme particolarmente elevate. Tale continuità delle dazioni e delle utilità evidenzia l’esistenza di un rapporto consolidato di reciproca convenienza, che trascende il singolo episodio corruttivo e rivela una piena e costante disponibilità di Fontana a porre le proprie funzioni al servizio degli interessi economici della Areco, con conseguente elevata capacità di reiterazione delle condotte illecite». Ciò che rende la posizione di Fontana «particolarmente grave è che le utilità non appaiono collegate a un singolo atto, ma costituiscono il corrispettivo di una collaborazione stabile e continuativa con i fratelli Salzillo. Le dazioni si susseguono nel tempo, assumono forme differenti e risultano funzionalmente connesse alle agevolazioni che Fontana garantiva alla Areco».
In un’intercettazione riguardante il filone del caporalato, gestito dall’egiziano Ali Salah Ali Abdelati (destinatario di un provvedimento del giudice), uno degli imprenditori indagati cerca «un rudere di campagna» dove sistemare una decina di extracomunitari: nell’ordinanza si fa chiaro riferimento al fatto che sono sottopagati e tenuti in condizioni «disumane».

