L’oro verde d'abruzzo

Parte la raccolta delle olive 2026. «Produzione in crescita»

1 Ottobre 2026

Si stima un più 30 per cento rispetto al 2025. Ma Coldiretti lancia l'allarme sul calo dei prezzi

L'AQUILA

Tra una quindicina di giorni, in Abruzzo, si darà il via alla raccolta delle olive. Le aspettative per quest'anno indicano un aumento della produzione del 30% circa, rispetto al 2025, quando si sono prodotte circa 9mila tonnellate di olio. Ma tutto dipenderà dalle condizioni climatiche delle prossime settimane: se non arriveranno piogge, a risentirne saranno le proprietà organolettiche con un olio più “legnoso” e dal gusto più forte. Scenderanno anche i prezzi, dopo il boom del 2024, quando l'olio extravergine si vendeva a 15 euro al litro e il leggero calo dello scorso anno che ha portato il listino a oscillare tra i 13 e i 14 euro.

Quest'anno, secondo la Coldiretti, il prezzo di vendita non supererà i 12 euro al litro. Con oltre 8 milioni di piante di olivo su 42mila ettari coltivati ad olio, tre dop e circa 15mila aziende specializzate in olivicoltura, l’Abruzzo è la settima regione d'Italia per produzione di olio. Qui, in media, si producono tra le 6mila e le 9mila tonnellate olio d'oliva l’anno, secondo Coldiretti. Ma per i produttori e gli oleifici, il problema principale resta quello dei costi elevati di produzione, in una congiuntura economica internazionale che vede ancora il costo dei carburanti e dell'elettricità troppo elevato. «Sul nostro territorio, nell'aprutino-pescarese», afferma Giuseppe Scorrano, presidente della Coldiretti Pescara e titolare dell'azienda olearia Scorrano, «a livello di quantità l'annata promette bene. Come previsioni di massima si stima un 30% in più di produzione di olio. Il problema è che le olive, quest'anno, a causa delle piogge scarse, non hanno raggiunto un livello sufficiente di crescita e di maturazione». L'emergenza siccità ha colpito, in particolare, le zone dell'Abruzzo costiero. «Gli uliveti hanno sofferto la siccità», spiega Scorrano, «e questo pesa anche sul livello qualitativo delle produzioni, che resta incerto. Se le prossime settimane saranno piovose, la qualità della raccolta andrà a migliorare». In alcune aree del chietino e del pescarese la raccolta delle olive partirà a inizio ottobre, ma il grosso avverrà a metà del prossimo mese. «Considerando la siccità in atto preferiamo attendere un pochino per migliorare la lavorazione e il gusto dell'olio», evidenzia Scorrano, «questo sul piano qualitativo. C'è, poi, il discorso economico da affrontare: dopo l'annata magra dello scorso anno, con una produzione a macchia di leopardo, in Abruzzo come nelle altre regioni siamo di fronte a una ripresa della produzione. Questo porta, di contro, all'abbassamento dei prezzi a cui si contrappone l'aumento dei costi di produzione. Un combinato disposto che va a svantaggio dei produttori con il prezzo di vendita dell'olio sotto i 12 euro al litro contro i 15 euro di due anni fa, ma costi di produzione di gran lunga più elevati». La fascia collinare è quella dove la produzione è in maggior ripresa. «Il cambiamento climatico in atto porterà sempre più problemi», avverte Scorrano, «la gestione delle risorse idriche è un’emergenza da affrontare per garantire produzioni di qualità e la sopravvivenza di centinaia di aziende che operano nel settore oleario». L’Abruzzo vanta produzioni olearie d’eccellenza tutelate, tra cui le Dop Aprutino Pescarese e Colline Teatine.

L’olio non solo come condimento in cucina, ma leva di attrattività turistica, dalle evidenti applicazioni anche in campo scientifico, con i benefici dell'olio extra vergine di oliva, all’utilizzo dell’evo tra spa, cosmetica naturale e nuove forme di imprenditorialità. È Chieti la provincia regina della produzione di olio con gli oliveti che, da una parte, guardano verso il mare puntellato di trabocchi e, dall’altra, si affacciano sulla montagna della Maiella: un connubio naturalistico da cui nasce l’oro verde. In provincia di Chieti sono 20.050 gli ettari di terreno in cui si produce olio, nel segno della qualità. Ed è proprio sulla qualità che si gioca la differenza, sostanziale, con l’olio d’importazione a prezzi stracciati.

Dal Chietino arriva più della metà di tutto l’olio abruzzese: a Pescara gli ettari coltivati sono 10.690, 5.780 a Teramo e 2.077 in provincia dell'Aquila. In Abruzzo sono attivi 293 frantoi, si contano 8 milioni di alberi di ulivo, pari al 3,7% del totale nazionale. La regione che produce più olio in Italia è la Puglia (31,5%) seguita da Calabria (17,3%), Sicilia (13,6%), Lazio (7,5%), Toscana ( 7,3%) e Campania (6,4%). L’Abruzzo produce poco più della Sardegna ( 3,7%). Sono 29 le Città dell’Olio, unite nella salvaguardia dell’extravergine d’oliva, più la Camera di commercio di Chieti Pescara: Archi, Bomba, Bucchianico, Casoli, Fossacesia, San Vito Chietino e Torino di Sangro in provincia di Chieti; a Pescara ci sono Città Sant’Angelo, Collecorvino, Elice, Loreto Aprutino, Montesilvano, Moscufo, Penne, Pianella e Tocco da Casauria; a Teramo, Bisenti, Castiglione Messer Raimondo, Castilenti, Colonnella, Controguerra, Montefino, Pineto e Sant’Omero. Infine, in provincia dell'Aquila, Bugnara, Ofena, Raiano e Vittorito.