Bimba morta in ospedale a 7 mesi, scatta il sequestro delle cartelle

Aperto un fascicolo per chiarire le cause della scomparsa della piccola che era nata prematura. Il decesso sarebbe arrivato a seguito di una lunga degenza in terapia neonatale e di un’infezione
SULMONA. Sette mesi trascorsi praticamente tutti in ospedale, tra terapia intensiva neonatale, problemi respiratori, complicazioni e un intervento. Poi un’infezione e il drammatico epilogo. È la storia, tragica, della bambina originaria di Sulmona, nata prematuramente lo scorso gennaio e morta in un ospedale di Roma, che finisce ora sotto la lente della magistratura capitolina. La Procura della Repubblica di Roma, dopo la segnalazione dei familiari, ha disposto l’acquisizione della documentazione sanitaria per ricostruire tutte le fasi della degenza e accertare eventuali imperizie mediche. Nei giorni scorsi la polizia giudiziaria si è recata nel presidio ospedaliero per ritirare la cartella clinica. Sulla vicenda è stata quindi aperta un’inchiesta per omicidio colposo.
Fascicolo al momento aperto a carico di ignoti. La vicenda era iniziata già durante la gravidanza, che si era rivelata particolarmente delicata tanto da sfociare in una grave sofferenza fetale. Il parto prematuro era avvenuto nel gennaio del 2026. Subito dopo la nascita erano emerse poi importanti difficoltà respiratorie legate all’immaturità polmonare. La bambina aveva affrontato numerose complicazioni e anche un intervento chirurgico. Durante la permanenza in ospedale avrebbe però contratto un’infezione batterica, la cui natura dovrà ora essere chiarita attraverso la documentazione sanitaria e gli eventuali ulteriori accertamenti.
La morte della piccola risale a luglio. I genitori vogliono capire cosa sia accaduto durante la lunga degenza e, soprattutto, se l’infezione contratta dalla piccola potesse essere evitata o gestita diversamente. La famiglia aveva chiesto quindi di acquisire la cartella clinica e l’intera documentazione sanitaria. Gli atti saranno così esaminati dalla Procura per valutare l’eventuale esistenza di responsabilità nella gestione del caso.
«Sono ancora scossa e colpita e a fatica si riesce ad andare avanti ma è necessario capire cosa è accaduto e farsi forza», commenta la mamma della bimba, originaria di Sulmona. La donna si era trasferita nella Capitale qualche anno fa con il marito, un 27enne, dopo aver trovato lavoro. Qui la coppia ha messo su famiglia. La gravidanza era stata particolarmente complessa come racconta la donna tanto che i medici avevano deciso per un parto anticipato. Poi l’insufficienza respiratoria, la corsa in sala parto fino a quando il cuore della bambina aveva smesso di battere. Trascorsi alcuni mesi dal tragico evento, i familiari vogliono vederci chiaro e trovare una risposta al perché non abbiano potuto vederla crescere.
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