Lavorare dopo la laurea L’Aquila guida la classifica

8 Giugno 2016

Uno studio di Almalaurea promuove l’ateneo abruzzese, primo fra quelli del Sud E il 63% dei giovani trova anche un’occupazione attinente al titolo di studio

L’AQUILA. Almalaurea promuove a pieni voti l’Università dell’Aquila. Nel rapporto 2016, infatti, l’ateneo è risultato tra i primi del sud Italia per quanto riguarda il tasso di occupazione a tre anni dalla laurea magistrale, posizionandosi anche al di sopra di università più blasonate come Pisa, Perugia, Roma Tre, La Sapienza. A illustrare i dati del rapporto la rettrice Paola Inverardi, i pro rettori Carlo Masciocchi e Anna Tozzi, i referenti di ateneo Giulio Antonini e Massimo Fusillo. L’indagine ha coinvolto 1.596 giovani che hanno conseguito la laurea triennale nel 2014 e 920 ragazzi che hanno conseguito la laurea magistrale biennale, oltre ai 772 del 2012 e ai 731 del 2010. Per quanto riguarda la prima categoria di studenti, il report osserva che il 53% ha scelto di proseguire il percorso universitario. Del restante 47%, più della metà (il 62%) risulta occupato. Il tasso di disoccupazione, invece, è del 29%. Il 58% degli occupati ha un lavoro stabile. Tra questi non solo lavoratori dipendenti, ma anche professionisti. Il guadagno si aggira mediamente sui 1145 euro al mese. Ma quanti di loro sono riusciti a trovare un lavoro attinente al percorso univesitario? A sorpresa, spunta un 63%, a dispetto del vecchio adagio secondo il quale, quando si entra nel mondo del lavoro, bisogna anche sapersi accontentare. Ancora migliori i dati relativi alle lauree magistrali. Qui la percentuale degli occupati sale al 66% a un anno dal conseguimento del titolo, all’80% dopo 3 anni, e all’87% a cinque anni. La retribuzione si attesta tra i 1.110 euro iniziali e i 1.380. Il 68% dei laureati è inserito nel settore privato, il 25% nel settore pubblico. I servizi assorbono il 71%, l’industria il 24%. E non è finita qui. Se da un lato si assiste a un crollo delle immatricolazioni (39%), dall’altro aumenta il gradimento degli studenti. L’86%, infatti, è rimasto soddisfatto del rapporto con il corpo docente, il 75% ha definito adeguate le aule, il 75% ha promosso a pieni voti il servizio di biblioteca, il 29% le postazioni informatiche. Quanti si iscriverebbero di nuovo all’università? Il 71% confermerebbe la scelta del corso e dell’ateneo, mentre il 6% si riscriverebbe ma cambierebbe corso di studi. «Il gradimento da parte degli studenti», ha detto la rettrice, «è stato il miglior complimento che potessimo ricevere. Molti di loro hanno studiato qui nel post-sisma, in condizioni di oggettiva difficoltà. Fa piacere sentirsi dire che sceglierebbero ancora di studiare da noi».

Dal canto suo l’università, pur alle prese con i soliti tagli statali, cerca di costruire percorsi inclusivi che possano facilitare l’incontro dei giovani con il mondo del lavoro. «Stiamo cercando di irrobustire i rapporti con le imprese», ha aggiunto la Inverardi, «e di mettere in campo azioni che vadano nella direzione di creare un profilo di laureato che risponda sempre più ai requisiti richiesti dal mercato del lavoro». Proprio per questo in tutti i corsi di laurea, tra l’altro, è stato potenziato l’insegnamento della lingua inglese. Come accade nel resto della penisola, anche all’Aquila a farla da padrone, in termini di occupazione post-laurea, sono le facoltà tecnico scientifiche, che tuttavia sembrano non riscuotere molto successo tra gli studenti. Eppure, assicura la Inverardi, sono quelle che presentano l’appeal maggiore per le aziende a caccia di nuovi talenti. «Non è un caso», conclude la rettrice, «se il Politecnico di Torino è in testa a tutti».

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