Lavori completati, inaugurata la Capograssi

17 Settembre 2020

La scuola, con i suoi murales, ospiterà gli alunni delle medie e dell’elementare Masciangioli

SCANNO. È morto di stenti e in solitudine, ma la sua eredità è stata oggetto di liti e contenziosi che hanno coinvolto anche il tribunale di Sulmona per una villetta che la moglie aveva voluto realizzare dopo la sua scomparsa nel luogo della loro permanenza in Abruzzo, ovvero sulle rive del lago di Scanno. Un’eredità contesa, quella del poeta e drammaturgo gallese Dylan Thomas, con il processo che si è concluso l’altro giorno (in primo grado), con l’assoluzione dei quattro imputati.
Non ci fu né truffa, né appropriazione indebita e né tanto meno circonvenzione d’incapace. Così ha deciso il giudice Giuseppe Ferruccio, mettendo fine ad un processo durato sei anni. Gli assolti sono Angelo Paletta di Scanno, Raffaele Gentile di Villalago, Maria Antonio Gatta di Villalago e l’australiana Florence Louise Barret Brentnall. I quattro sono accusati a vario titolo di circonvenzione d’incapace e di appropriazione indebita. A rivolgersi alla giustizia era stato Francesco Fazio, (tutelato nel procedimento dagli avvocati Aldo e Gaetana Di Ianni), figlio di seconde nozze di Kathleen Mc Namara, moglie del poeta Dylan Thomas, il quale sosteneva di essere stato estromesso dall’eredità dopo la morte del fratellastro Thomas Colm Garan Dylan, avvenuta a Sulmona il 15 dicembre del 2012.
Quest’ultimo viveva a Scanno nella casa che la madre, Kathleen McNamara aveva edificato dopo la morte, avvenuta nel 1953, di Dylan nei luoghi dove aveva vissuto con il marito. La donna acquistò un terreno che si affaccia sul lago di Scanno e costruì una casa.
Poi si trasferì a Roma dove conobbe un altro uomo dal quale ebbe il quarto figlio che ora si contende l’eredità con la moglie australiana del fratellastro.
Casa che venne venduta subito dopo la morte di Thomas Colm Garan Dylan, senza il coinvolgimento del fratello Francesco Fazio. Il contenzioso tra gli eredi del poeta gallese si è sviluppato proprio attorno ai proventi della vendita della casa, oltre 126mila euro in assegni che la Procura di Sulmona avrebbe riconsegnato, con un atto illegittimo, secondo la Suprema corte, alla moglie di Thomas Colm Garan Dylan che subito dopo la morte del marito si trasferì in Australia suo paese d’origine.
Angelo Paletta era accusato di aver abusato dello stato di grave infermità di Thomas Colm Garan Dylan, ottenendo un indebito profitto inducendolo a sottoscrivere una delega in proprio favore al fine di ritirare 126 mila euro, poi consegnati a Louise Barret Brentnall, la quale si era dichiarata unica erede dopo la morte del marito. Raffaele Gentile e Antonio Gatta erano invece accusati di essersi appropriati – prelevandoli dalla casa del poeta – di arredi, libri, fotografie, manoscritti e altri documenti di alto valore storico.
Ieri per le quattro persone coinvolte nel procedimento giudiziario è arrivata, dopo sei anni, la sentenza di assoluzione con formula piena. Per il giudice Ferruccio il fatto non sussiste. (c.l.)
©RIPRODUZIONE RISERVATA.