Lavori nell’ex scuola De Amicis: rispunta una chiesa del Trecento

6 Settembre 2022

Lo storico D’Antonio: gli archi riemersi sono del luogo di culto costruito dagli abitanti di Poggio Picenze Al suo posto fu realizzato l’antico ospedale San Salvatore. Prosegue l’opera di recupero da 12 milioni

L’AQUILA. Potrebbero appartenere alla chiesa trecentesca intitolata a San Salvatore, e realizzata dagli abitanti di Poggio Picenze, gli imponenti archi in pietra squadrata rinvenuti durante i lavori di consolidamento e recupero dell’ex scuola elementare De Amicis, al fianco della chiesa di San Bernardino. È l’ipotesi avanzata dallo storico Maurizio D’Antonio, consulente del Provveditorato alle opere pubbliche per l’esecuzione dei lavori, condotti sotto la supervisione del responsabile unico del procedimento, Gennaro Di Maio, e la direttrice dei lavori, Caterina Di Paolo, per un importo totale di 12 milioni e mezzo di euro. L’ipotesi andrà verificata con ulteriori studi e saggi sull’edificio, le cui murature potrebbero restituire un altro importante pezzo di storia della città. Intanto, sta per partire l’ultima tranche di lavori all’interno dell’ex scuola. Nei giorni scorsi, infatti, è stata affidata alla ditta De Fabritiis, da parte dello stesso Provveditorato, la progettazione per il restauro degli apparati decorativi, per un importo di oltre 70mila euro. Oggetto dei lavori saranno soprattutto i portali in pietra lavorata, risalenti all’ospedale quattrocentesco, al piano terra, ma anche gli stucchi novecenteschi dei piani superiori e la storica scritta sul cortile: «Piccolo soldato dell’immenso esercito. I tuoi libri sono le tue armi».
NON PIÙ SCUOLA
Le opere, dopo varie e complesse vicende burocratiche, hanno preso il via nel 2019 e proseguono incessantemente, nonostante qualche ritardo. È stata completata, infatti, circa la metà del totale dei lavori previsti. Una volta terminato l’intervento, l’edificio non sarà più adibito a scuola, ma ospiterà con ogni probabilità gli uffici del Comune, proprietario dell’immobile.
LA STORIA DELL’EDIFICIO
L’intervento intende salvaguardare ciò che resta della struttura originaria dell’edificio, nato come ospedale San Salvatore, che ha dato il nome all’odierno policlinico, fondato nel 1448 da San Giovanni da Capestrano riunendo in un’unica istituzione una trentina di piccoli ospedali. «L’ospedale fu costruito inglobando la preesistente chiesa di Poggio Picenze che aveva la stessa intitolazione», spiega D’Antonio. Proprio a questa originaria struttura potrebbero appartenere gli archi di pietra squadrata rinvenuti all’interno delle murature, durante i lavori. «Ricostruito parzialmente nel 1700, una volta cessata la funzione di ospedale, nel 1875 l’edificio fu destinato a infermeria militare e nella prima metà del Novecento a scuola elementare, intitolata dapprima a San Salvatore poi dal 1938 a Costanzo Ciano e infine, dal 1946, a Edmondo De Amicis. Questa funzione ha mantenuto fino al sisma del 2009».
I PORTALI
L’intervento che dovrà prendere il via nelle prossime settimane intende valorizzare le preesistenze quattrocentesche. «Della costruzione primitiva si conserva il piano terra: non solo le ampie arcate in pietra concia, che interessano in altezza anche il piano superiore, ma anche diversi portali», spiega D’Antonio, «quello d'ingresso datato 1457, quello della preesistente chiesa con lunetta dipinta, il portale gotico sul fianco esterno verso la basilica di San Bernardino e tre portali con architrave a sesto ribassato nel cortile che è circondato da un portico voltato a crociera che risale al Seicento».
IL TEATRO
Oggetto di interventi anche il terzo piano, frutto del riadattamento del primo Novecento. «Nell’ala settentrionale, verso l’attuale piazza del Teatro, nel 1642 fu allestita una sala per spettacoli, detta teatro San Salvatore, poi eliminata con la ristrutturazione a scuola elementare», conclude lo storico. «Soprintendente del teatro, regista e scenografo fu per molti anni il noto pittore Francesco Bedeschini». Proprio questo piano conserva importanti stucchi di epoca fascista. Non solo una scuola elementare, insomma: la De Amicis si rivela sempre più uno scrigno prezioso di storie della città.
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