Lavori non sicuri ai sottoservizi: 7 indagati

6 Agosto 2019

Avvisi di garanzia per Frattale, Melaragni e i rappresentanti e tecnici di Asse centrale che ha in appalto la grande opera

L’AQUILA. La Procura della Repubblica ritiene che non siano stati adottati tutti gli accorgimenti per evitare incidenti o disastri nell’ambito dei lavori per i sottoservizi, la cui stazione appaltante è la Gran Sasso Acqua spa.
I lavori, per decine di milioni, sono stati affidati ormai da anni ad Asse centrale scarl, che comprende Acmar, Edifrair e l’impresa Taddei riunite in Ati.
Sulla base di questi convincimenti della Procura, tutti da provare, sono stati notificati dei provvedimenti di chiusura di indagine a carico di imprenditori e tecnici qualificati che in qualche modo hanno avuto a che fare con questi lavori, con queste contestazioni di natura omissiva. Sotto accusa ci sono sette persone, con particolare riferimento a coloro che si sono avvicendati ai vertici di Asse centrale nei vari periodi in rappresentanza delle tre ditte “consorziate”. Si tratta dell’imprenditore Gianni Frattale, vicepresidente di Asse centrale scarl, del responsabile della sicurezza Aurelio Melaragni, ora in pensione dalla Gsa, Alessandra Marono, direttore dei lavori, Ares Frassineti, presidente di Asse centrale Scarl fino al 2016, Luca Carosi, cordinatore sicurezza, il direttore operativo Mauro Covotta e Bruno Minghelli, presidente di Asse centrale dopo Frassineti. L’accusa, in concorso, è quella di omissione o rimozione dolosa di cautele contro gli infortuni sul lavoro.
Le indagini sono iniziate con un primo blitz nei cantieri l’8 aprile 2015 e si sono concluse il 5 febbraio scorso quando vi è stato l’ultimo sopralluogo da parte dell’Asl. Le investigazioni sono state fatte dalla Guardia di Finanza e il provvedimento di chiusura indagini è firmato dal pm Stefano Gallo.
Le indagini sono partite da sopralluoghi sui lavori in corso Vittorio Emanuele, ma poi si sono estese a tutta la rete del tunnel dei sottoservizi del centro storico. Si tratta di una rete lunga oltre 17 chilometri che ora è in via di completamento. Nel mirino ci sarebbero anche altre presunte irregolarità: la torre civica di Palazzo Margherita sarebbe stata indebolita dai lavori. Ora gli indagati hanno venti giorni di tempo per rispondere alle contestazioni della Procura con memorie o interrogatori. Poi il pm deciderà se chiedere il processo o archiviare, almeno per qualcuno dei sospettati. Il collegio difensivo è formato dagli avvocati Luca Panella, Ascenzo Lucantonio, Antonio Milo, Vincenzo Calderoni, Roberto De Cesaris, Gregorio Equizi.
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